ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“UN ALTRO FERRAGOSTO” DI PAOLO VIRZÌ

Anno di produzione: 2023
Con: Silvio Orlando, Sabrina Ferilli, Laura Morante, Christian De Sica, Vinicio Marchioni, Emanuela Fanelli

FANTASMI A VENTOTENE

Musica elettronica, sul grande schermo appaiono i titoli di testa, fuori campo si odono alcuni dialoghi di “Ferie d’agosto”, la macchina da presa sorvola sul mare sino ad arrivare a Ventotene. Questo è il primo collegamento tra il film del 1996 e quello del 2024, più avanti nella narrazione verrà nuovamente menzionata l’opera degli anni novanta. L’effetto malinconia è assicurato.
I Mazzalupi e i Molino si ritrovano dopo quasi trent’anni nello stesso posto di villeggiatura, ma molte cose sono cambiate, nelle loro vite così come nella politica, nella società e nel costume.
Se nel primo film i due nuclei familiari, agli antipodi per cultura e posizioni politiche si incontravano ed interagivano quasi subito, in questo sequel l’incontro/scontro avviene praticamente a metà film. Oggi più che allora è complesso far dialogare due microcosmi che si fanno la metafora dell’incomunicabilitá che regna nella politica e nella società tutta. Se nel 1996 il nostro paese era ancora suddiviso in destroidi e sinistroidi e le coalizioni politiche erano abbastanza schematiche e nette, oggi è tutto più confuso. Gli influencer dettano legge, hanno un seguito enorme, le loro capacità comunicative sono persino maggiori di quelle dei politici, i radical chic odiano essere definiti tali, la smania del denaro accomuna tutti, il fallimento dell’istituzione familiare è palese, l’apparire non è l’essere, l’estetica è solo cosmetica…siamo peggiorati e questo Virzì lo sa bene. La sua lente d’ingrandimento si posa impietosa su tutto questo e non fa sconti a nessuno. Il caos regna! Non c’è più nemmeno spazio per i sentimenti che invece erano prepotenti in “Ferie d’agosto”, essi
divenivano persino un punto di contatto tra le due famiglie. In “Un altro ferragosto” ci si sposa per convenienza e per sopperire al vuoto esistenziale, i capofamiglia amano più la storia del loro paese che i propri cari, le donne del film sono figure dolenti a tratti rassegnate, a tratti ancora propense a slanci vitali poi prepotentemente assopiti dal quotidiano, la malattia e la morte aleggiano tra le pieghe di un’opera che seppur mortifera riesce a resuscitare svariati stilemi della commedia all’italiana. Essa si affermò negli anni cinquanta e sessanta fondendo ingredienti comici e drammatici, trattando argomenti di interesse sociale e politico con toni ironici, satirici e con uno spiccato gusto per il grottesco. Le prime avvisaglie di tale rinascita erano già riscontrabili in “Felicità”, il bell’esordio alla regia di Micaela Ramazzotti.
“Un altro ferragosto” è ancora più catastrofico del precedente “Siccità”, se lì Virzì usava l’escamotage fantascientifico per raccontare di una palese problematica sociale e ambientale, qui il discorso si fa più terreno e concreto.
Un film sulla fine dell’umanità, un requiem sboccato e iper dialogato, nevrotico e compulsivo.
Ottima come sempre la capacità di Paolo Virzì di tirare fuori dai suoi attori delle prove maiuscole. Silvio Orlando è perfetto, Laura Morante continua a riproporre in maniera impeccabile il suo solito personaggio insicuro, Sabrina Ferilli è gigante nel passare nel giro di pochi secondi dal comico/sarcastico al malinconico/dolente, Christian De Sica ottiene finalmente il ruolo della sua vita.
I Mazzalupi e i Molino siamo tutti noi, ed è terribile.

“Stamo a morì e annamo in giro a salvà le balene. Ma chi se le incula le balene”
(dal film)

VOTO: 7.5

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