“SUSSURRI E GRIDA” DI INGMAR BERGMAN
Anno di produzione: 1972
Con: Ingrid Thulin, Liv Ullmann, Harriet Andersson, Erland Josephson
Un male incurabile affligge Agnese. Ad accudirla ritornano nella casa di famiglia le sorelle Karin e Maria. Tra presente e passato le tre faranno i conti con la morte, con l’egoismo umano, con la glacialità dei rapporti umani e con le difficoltà dei legami familiari.
Ingmar Bergman veniva dall’enorme insuccesso della sua prima produzione in lingua inglese dal titolo “L’adultera”, trovare finanziamenti per la realizzazione del nuovo progetto fu difficile. Il regista si produsse da solo il film aiutato anche dalle sue interpreti. Nonostante le asperità produttive ebbe un esito commerciale positivo.
“Il rosso che dirompe dal silenzio”
(“La viaggiatrice Bisanzio”, Patty Pravo)
Il rosso è il colore che invade tutto il film (costumi, scenografie, dissolvenze). Il colore della passione e del sangue, della vita, del ciclo mestruale. Il rosso: la donna. “Sussurri e grida” è un film donna!
Agnese è afflitta da dolori lancinanti, mentre i rintocchi di un orologio scandiscono in maniera angosciante il passare del tempo, sembra un film horror o meglio, “Sussurri e grida” è un horror, dell’anima.
Il film riesce nel miracolo di unire alla perfezione forma e sostanza essendo un grandioso lavoro di sceneggiatura e di messa in scena.
Un racconto cinematografico che si svolge seguendo in maniera precisa una serie di simmetrie. Quattro donne sono le protagoniste, così come quattro sono i personaggi maschili che hanno un ruolo secondario ed esclusivamente negativo. Quello che interessa al regista è l’universo femminile, lui stesso, come successivamente farà Lars Von Trier, si identifica solo con i personaggi femminili. La simmetria torna anche nella suddivisione delle protagoniste: due di loro hanno caratteristiche negative, le altre positive. Le sorelle di Agnese sono viziate, egocentriche, superficiali, algide, anaffettive, in loro non vi è traccia di umanità, nemmeno davanti al dolore e alla morte. Sono creature prive di fede, per Bergman le sole tracce di Dio nel mondo sono riscontrabili nell’amore, ma le due ne sono sprovviste. La morente Agnese ed Anna (la cameriera) invece, sono sole ma anche in grado di placare tale solitudine essendo aperte all’amore e all’aiutare il prossimo (Anna nonostante non abbia nessun legame di sangue con Agnese è l’unica ad accudirla). Ad Agnese manca la madre, che più volte irrompe nella narrazione attraverso dei flashback/ricordi delle figlie, ad Anna a sua volta manca la piccola figlioletta morta. In apparenza il loro legame sembra quasi omoerotico, in realtà Agnese vede in Anna la genitrice e Anna nella “padrona” la figlia.
“Sussurri e grida” è un’opera di attrici, di interpreti mastodontiche che mettono anima e corpo nei loro personaggi. I primissimi piani invadono lo schermo, si fanno lo specchio dell’anima. Maria viene sottoposta ad un impietoso giudizio da parte del suo amante mentre Bergman le inquadra il volto in un primissimo piano asfissiante.
“Sai da dove ti vengono le rughe? Dalla tua indifferenza. E questa lieve curva che va dell’orecchio alla punta del mento non è nitida come un tempo. Questo significa che sei superficiale e indolente. E lí alla radice del naso ora c’è troppo sarcasmo, c’è troppo scherno. E sotto i tuoi occhi inquieti mille rughe impietose, secche, quasi inavvertibili di noia e impazienza”
(Il medico a Maria)
Il tema delle persone che cambiano è una costante nella filmografia bergmaniana. Il mondo cambia, non sempre in meglio. Spesso vi è il peggioramento fisico (le malattie) o psichico (le nevrosi, le ansie). In tal senso il cinema dello svedese è pieno di personaggi che riescono a contrastare tali stati d’animo e altri che ne rimangono schiacciati fino a suicidarsi o a tentare il suicidio.
Con il passare dei minuti il film si fa sempre più claustrofobico e dolente. Agnese spira, le sorelle continuano stoiche ad avere problemi di comunicazione, per Ingmar il rapporto con gli altri è la chiave per trovare l’amore e abbattere il silenzio del divino.
I quattro personaggi maschili hanno una funzione fondamentale nella caratterizzazione delle donne. Il medico rappresenta il dolore fisico e psichico di Agnese, il prete è gelido e angosciato dai dubbi, palese rappresentazione del silenzio di Dio. I mariti di Karin e Maria sono la metafora della non comunicazione.
“Sussurri e grida” è un feroce e violentissimo atto di fede davanti all’inesorabile declino della vita. Un film antropologico, filosofico e religioso più che politico, il fatto che l’unico personaggio positivo del film sia la cameriera non è una scelta marxista, Bergman nello scriverlo si è ispirato ad un passagio fondamentale del Vangelo, quello in cui si racconta che Cristo risorto si palesó per primo alle pie donne.
Film seminale per eccellenza: la scena in cui Karin si taglia la vagina con un vetro rotto ha ispirato Michael Haneke per una sequenza di “La pianista” e molto cinema drammatico di Woody Allen omaggia il capolavoro bergmaniano.
VOTO: 10

Bellissima critica! Mi hai ricordato uno dei film di Bergman che più mi ha impressionato. Come giustamente hai scritto è un “horror dell’ anima”. La Thulin e la Ullman sono immense