ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“SUSPIRIA” DI DARIO ARGENTO

Anno di produzione: 1976
Con: Jessica Harper, Stefania Casini, Alida Valli, Joan Bennett, Miguel Bosè

“Susy Benner decise di perfezionare i suoi studi di balletto nella più famosa scuola europea di danza. Scelse la celebre accademia di Friburgo. Partí un giorno, alle nove di mattina, dall’aeroporto di New York, e giunse in Germania alle dieci e quarantacinque ora locale”
(dal film)

Lo stesso Argento pronuncia queste parole nell’incipit del film. Sino a quel momento il regista compariva nei suoi lungometraggi solo tramite le inquadrature delle sue mani pronte ad accoltellare la vittima di turno.
Tra le fonti d’ispirazione del film c’è il testo di Thomas de Quincey intitolato “Suspiria De Profundis”. L’opera è incentrata su svariati sogni fatti dall’autore dopo che visitó la casa dei conti imbonati a Milano, abitazione ritenuta stregata. Tra i vari incubi fatti da de Quincey c’era quello di una dea latina che gli presentava le tre “Nostre Signore del Dolore”: Mater Lacrimarum, Mater Suspiriorum e Mater Tenebrarum. Argento affascinato da tale esoterico racconto, con l’allora compagna e attrice Daria Nicolodi, scrisse la sceneggiatura di “Suspiria”, ispirandosi nello specifico a Mater Suspiriorum e dando così il via ad una trilogia (dopo “Suspiria” arrivarono “Inferno” e “La terza madre”). Tra le altre ispirazioni alla base del film ci sono i viaggi compiuti dal regista nelle capitali magiche europee, la fiaba di Biancaneve e soprattutto i racconti della nonna della Nicolodi che era una profonda conoscitrice della stregoneria.
Nella mente del regista il palazzo a Friburgo che doveva essere l’accademia di danza nella quale le streghe attuavano i sabba, era stata fondata nel 1895, l’anno in cui Freud aveva iniziato la rivoluzione psicoanalitica tramite svariati studi sull’isteria (Dario associa le streghe all’isterismo). Nella realtà invece era stata l’abitazione di Erasmo da Rotterdam, il quale, si dice, scrisse proprio lí il suo “Elogio della follia”. Letteratura, racconti di fantasia, fiabe disneyane, immaginazione e realtà, autobiografia e finzione, “Suspiria” è tutto questo e molto altro.
Per interpretare il ruolo di Susie, la ballerina americana vittima delle streghe, venne scelta Jessica Harper, fisicamente perfetta per incarnare un’eroina innocente dai tratti fanciulleschi. Argento la vedeva come una perfetta Alice nel paese degli orrori. La scelta della Harper diede il via ad una profonda crisi sentimentale con Daria Nicolodi che voleva fortemente quel ruolo.
“Suspiria” è un caposaldo del cinema horror mondiale, è un’opera quasi interamente girata in sequenza così da far si che gli attori entrassero lentamente nei loro ruoli e nel vortice malefico che li avrebbe avvolti. L’orrore nel film viene creato tramite la costruzione delle lunghe sequenze degli omicidi realizzate con particolare invettiva tecnica, come fossero coreografie di morte illuminate dalla grandiosa fotografia di Luciano Tovoli. Il Biancaneve della Disney continuava ad ossessionare Argento che voleva ottenere i medesimi colori del film di animazione, quello che desiderava era un technicolor saturo. Per ottenere tutto questo si procuró una pellicola Kodak a bassa sensibilità che successivamente, grazie ad un processo di stampa poteva essere dipinta a piacimento. Ed ecco che il film è invaso dal blu, dal rosso, dal verde e dal color oro. Altra interessante particolarità tecnica è la quasi totale assenza di inquadrature uguali, Argento moltiplica i punti di vista, inserisce nelle scene veloci inquadrature estranianti (la pioggia battente che cade in un tombino, il meccanismo di apertura delle porte dell’aeroporto, le statue minacciose che decorano un palazzo…), passa dai campi lunghissimi ai primissimi piani, dai dettagli ai campi totali, dalle inquadrature a piombo a quelle dal basso, il classico campo e contro campo è praticamente azzerato, tutto è funzionale alla realizzazione di un microcosmo estraniante. Il male è ovunque, Argento cerca luoghi reali in cui sono successe cose negative per rendere ancora più suggestivo il tutto. La piazza in cui Flavio Bucci viene sbranato dal pastore tedesco, ad esempio, è quella dei tre templi a Monaco, la medesima in cui Hitler teneva i suoi discorsi. Ad un certo punto Susie chiede ad un professore cosa facciano le streghe e lui le risponde: “Il male. Nient’altro al di fuori di quello”. “Suspiria” uscì bel 1977 ed è ambientato nel nedesimo anno, Argento quindi usa sottilmente la storia della Germania hitleriana, all’epoca ancora abbastanza recente, per narrare l’orrore.
“Il loro scopo è ottenere vantaggi materiali e personali ma possono raggiungerli esclusivamente con il dolore degli altri”. In questa frase messa in bocca ad uno dei personaggi c’è tutta l’essenza politica di “Suspiria” (poi prepotentemente amplificata, anche se sotto aspetti diversi, da Luca Guadagnino nel suo “Suspiria”). Le witch argentiane sono delle capitaliste infami, sono “padrone” che umiliano i loro sottoposti, a sconfiggerle sarà una giovane americana che si ritrova ad essere un corpo estraneo in un universo antico che ha vissuto svariati scempi politici.
Un capitolo a parte merita la strabiliante colonna sonora del film. Essa non è un mero commento musicale, ma è quasi un personaggio. I Goblin realizzarono una partitura potentissima, un vero assalto ai nervi degli spettatori. L’ispirazione venne direttamente da Argento e dalla Nicolodi che durante un viaggio in Grecia avevano ascoltato alcune musiche tradizionali del luogo eseguite con uno strumento chiamato bouzouki. Quest’ultimo riutilizzato dai Goblin riuscì a donare sonorità dark e stordenti alle musiche.
Incubi e simbolismi, i disegni di Escher con i giochi di illusione ripresi e palesemente citati dallo scenografo (la carta da parati della stanza della prima vittima), i rimandi agli animali cari ai primi film del regista, i sottotesti sociopolitici, la tecnica cinematografica perfettamente messa al servizio del racconto, l’irrazionale che deflagra nel razionale e viceversa, la soundtrack potente che cede il posto al silenzio così da creare un effetto ancor più inquietante, le immagini che si sostituiscono ai dialoghi, l’antinarrazione che si fa narrazione allucinata.
“Suspiria” è un incubo che sembra girato sotto oppiacei. Un’ossessione che entra sottopelle come un demone.

VOTO: 10

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