ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“QUEEN OF THE DESERT” DI WERNER HERZOG

Anno: 2015
Con: Nicole Kidman, James Franco, Robert Pattinson

Il diciannovesimo lungometraggio di Werner Herzog è il suo quinto biopic.
Dopo Kasper Hauser, Carlos F. Fitzcarrald, Sigmund Braitbart e Dieter Dengler, il regista tedesco affronta la vita di Gertrude Bell, esploratrice, cartografa, archeologa, agente dei servizi segreti e politica dell’Impero Britannico degli inizi del ventesimo secolo.
Per la prima volta nella sua lunga carriera Herzog mette al centro della narrazione una donna.
Il ritratto di signora di “Queen of the desert” procede asettico per 125 minuti; la componente melodrammatica, rappresentata dalle due love story vissute dalla protagonista, risulta raggelata ed esangue, la messa in scena così come la sceneggiatura sono accademiche più che visionarie e se la forza di molti dei precedenti film di Herzog risiedeva nel loro essere deliri cinematografici, in “Queen of the desert” tutto è tenuto troppo sotto controllo.
Quello che interessa al regista è tratteggiare il personaggio di Gertrude come una donna troppo avanti rispetto ai tempi in cui vive, un’ aliena glaciale in una terra straniera diversissima dal suo paese d’origine, così come lei risulta diversa per fisionomia e cultura rispetto alle persone che incontra nei suoi viaggi.
L’occhio cinematografico di Herzog aderisce perfettamente al personaggio della Bell che per la prima volta nella sua esistenza si trova davanti ad un ignoto che non la spaventa ma la attrae.
Come in “L’ignoto spazio profondo”, i luoghi reali sono ripresi come fossero di un universo non terrestre, ma le scelte tecniche sono convenzionali e non rafforzano quel senso straniante caro a molto del cinema herzoghiano.
La visione di “Queen of the desert” non richiede nessuno sforzo intellettivo, Herzog non vuole più trasportarci all’interno di una visione ostica ma pregna di fascino, e l’unico sacrificio che ci chiede è arrivare alla fine sbuffando il meno possibile per la noia.
Un polpettone asfittico e totalmente trascurabile che non funziona nè come film d’amore, nè come affresco politico, nè come appassionante biografia.
Buono il cast, soprattutto Nicole Kidman che anche tramite il suo fisico riesce ad incarnare con credibilità una donna altera, testarda, che sia fisicamente che culturalmente sovrasta chiunque incontri.
125 minuti sarebbero stati perfetti per la realizzazione di un film più complesso e stratificato.

Voto: 5

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