ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“DIABOLIK” DEI MANETTI BROS.

Anno: 2021
Con: Miriam Leone, Luca Marinelli, Valerio Mastandrea, Serena Rossi, Alessandro Roja, Claudia Gerini

I Manetti Bros fedelissimi ai fumetti delle sorelle Giussani hanno realizzato il loro film più ambizioso, ma “Diabolik” è prolisso, catatonico e insapore. L’intrattenimento è praticamente azzerato a causa di interminabili dialoghi (banali) recitati come se gli attori fossero in uno sceneggiato della tv di Stato anni sessanta, la suspense latita a causa della facilitá con la quale il protagonista riesce nelle sue malefatte. Luca Marinelli (Diabolik) recita talmente di sottrazione da rendere quasi invisibile il suo personaggio, Miriam Leone ( Eva Kant) è invece onnipresente e si mangia il film, Mastandrea (Ginko) è monocorde, tra i comprimari vi è un Alessandro Roja pessimo, una Claudia Gerini trascurabile e una Serena Rossi che sembra essere l’unica tra i secondari a credere nel ruolo che interpreta. L’assenza di economia di mezzi, che ha caratterizzato quasi tutto il cinema dei Manetti e che i due riuscivano a trasformare in un valore tramite trovate artigianali, originali e funzionali, qui è sostituita da un budget corposo che sembra averli fagocitati. I registi non hanno paradossalmente saputo  usare i mezzi a loro disposizione e hanno riempito il film con effetti visivi e di montaggio abbastanza banali: lo split screen ad esempio è molto abusato in parecchio  cinema attuale e non. Se l’intento era quello di omaggiare la tradizione cinematografica italiana, soprattutto degli anni ’60/’70, bisogna peró ammettere che era necessaria una reinvenzione dei classici stilemi di quel periodo. La cattiveria, la sociopatica e l’algida follia del protagonista non sono elaborati con potenza, Diabolik è malvagio ma non lo è eccessivamente, la sua cattiveria non disturba, le sue azioni non sono brutali perchè scritte in fase di sceneggiatura in maniera scialba e successivamente interpretate da un Luca Marinelli profondamente annoiato. I Manetti Bros. nella messa in scena sono stati fedeli al fumetto ma il linguaggio fumettistico deve essere rielaborato con intelligenza se tramutato in un racconto per il grande schermo. Gli spiegoni didascalici funzionano nelle tavole del comic ma in un’opera filmica non fanno altro che appesantire la narrazione. Che senso ha nel 2021 realizzare un lungometraggio fedele ad un fumetto conosciutissimo senza modernizzarlo sotto nessun aspetto ma rendendolo ancora più antico con scene girate come in un vecchio film di Hitchcock? “Diabolik” non è esente nemmeno da una certa ironia involontaria: i capelli di Marinelli, quando non indossa la tutina con maschera, rimandano a quelli del Tano Cariddi interpretato da Remo Girone in “La Piovra”, il modo di gesticolare straniante degli interpreti, soprattutto nelle sequenze di suspense, fa scadere queste ultime nel ridicolo azzerando la tensione. I registi si prendono terribilmente sul serio e cessano di fare l’unica cosa positiva fatta nei precedenti lavori e cioè rielaborare in chiave personale svariati generi cinematografici (il mafia movie in “Ammore e malavita”, l’horror in “Paura” e persino il polizziottesco e il cinema alla Niní Grassia in “Song’e Napule).
“C’è chi insegue la sua occasione
C’è chi cerca d’esser migliore
C’è chi insegue il suo grande amore
C’è chi insegue la sua ossessione”.
Cosi canta Manuel Agnelli all’inizio del film, mi domando dove sia l’ossessione in questa pellicola e dove venga scandagliata la profondità degli abissi che da il titolo al brano scritto appositamente per “Diabolik”. Ci sono solo personaggi monodimensionali e privi di un background psicologico.
Diabolik-Il re del terrore, ma dov’è il terrore in questo film?

VOTO: 4.5

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