ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“CRIMES OF THE FUTURE” DI DAVID CRONENBERG

Anno: 2022
Con: Viggo Mortensen, Léa Seydoux, Kristen Stewart

“Vorrei sostenere la tesi dell’arte come crimine. Della criminalità dell’artista. Dell’artista come criminale. L’arte è sovversione, la civiltà repressione” (David Cronenberg)

In un futuro prossimo l’umanità si sta adattando alla trasformazione del suo corredo biologico. Saul Tenser è un artista performer che compie in tempo reale la rimozione di una serie di nuovi organi che nascono nel suo corpo. Nel frattempo una strana sottocultura e il governo sono interessati alla sua figura e alle sue performance.
Torna a parlare del corpo, Cronenberg, e lo fa nel modo più radicale possibile. I personaggi di “Crimes of the future” sono corpi senza anima, automi ingabbiati nei loro involucri composti da interiora, carne ed ossa.
Dopo “A dangerous method”, “Maps to the stars” e se vogliamo andare più indietro “Spider”, film per antonomasia psicologici, in “Crimes of the future” la psiche dei personaggi è quasi azzerata a favore della rappresentazione cupissima di un domani dominato dalla plastica, dal grigiore e dall’arte usata come atto rivoluzionario.
La sessualità morbosa, la fascinazione per il disgustoso e la recitazione disaffezionata tornano ad essere al centro di un film di Cronenberg che narrando del futuro, ma con un occhio sul presente, ci mostra un universo sobrio dal punto di vista architettonico, ma molto articolato, intrigato e doppio giochista dal punto di vista politico.
“Crimes of the future” parla della mutazione della carne e delle deviazioni della mente, i dogmi della società occidentale che ne stabiliscono la “normalitá” vengono fatti a brandelli: non c’è più contatto fisico nell’amplesso, la chirurgia è il nuovo sesso, il figlicidio è un atto politico, un gesto di vendetta, la bellezza non è più quella dell’anima ma è rappresentata dagli organi interni. Tutta una serie di manifestazioni più o meno allegoriche che si tramutato in atti sociali orrorifici.
Se nel cinema passato del canadese era la scienza che tentava di manipolare  la vita, in questo caso è anche l’arte. La body art di Saul e di sua moglie è la metafora del potere delle celebrità che si mostrano ad un gruppo di spettatori che attraverso tali performance vivono un abbaglio di gruppo, essere famosi significa essere immortali ed essere ammirati incondizionatamente da chiunque.
L’ultimo lavoro di Cronenberg è un’opera prosciugata da ogni spessore emotivo, del resto è impossibile provare empatia per i personaggi e le situazioni che vivono, come si potrebbe percepire affinità emotiva nei confronti di un futuro del genere?
Se “Titane” di Julia Ducournau flirtava con il cinema di Cronenberg nel mostrare la commistione tra carne e metallo, “Crimes of the future” estremizza il concetto della nascita di una nuova specie presente nel film della regista francese; lí Alexia partoriva una nuova creatura come Rea dei Titani, e il film assumeva connotati quasi ottimistici, Cronenbrg sembra essere molto meno positivo ed il suo manifesto post apocalittico si fa assai più ambiguo. Il bambino che mangia e digerisce la plastica, ucciso dalla madre e poi usato come oggetto di una performance, rappresenta la creazione di una possibile nuova specie o la sua involuzione? Come disse Freud: “Nell’impossibilità di vedere chiaro almeno vediamo chiaramente le oscurità”

VOTO: 8.5

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