ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“BUSSANO ALLA PORTA” DI M. NIGHT SHYALAMAN

Anno di produzione: 2023
Con: Dave Bautista, Eric Stoltz

In un piccolo trattato filosofico dele 1794 Immanuel Kant affrontò la questione della fine del mondo. Un tema presente in ogni cultura e in ogni tempo. Da sempre gli uomini sono terrorizzati da tale avvenimento. Secondo Kant dopo la fine del mondo si passerebbe “dal tempo all’eternità”. L’uomo quindi non uscirebbe mai dal tempo ma si limiterebbe a passare costantemente da un tempo all’altro, tale abisso dell’eterno viene visto come qualcosa di enorme e terribile, dove la mente umana sprofonda senza via d’uscita.

LA FINE DI TUTTE LE COSE

Shyamalan si appropria del sottogenere home invasion, senza la radicalità del Jordan Peel di “Noi”, infarcendolo con il tema della fine del mondo e con la descrizione delle paure ancestrali che colpiscono gli uomini, ma non dimentica le dinamiche del cinema commerciale e in un certo senso dei thriller, disseminando lungo quasi tutto il film ambiguità varie, sviamenti assortiti etc. sino al lieto fine dove a trionfare è il bene.
Se “Dogtooth” di Yorgos Lanthimos è in qualche modo debitore a “The Village”, questo “Bussano alla porta” sembra invece la versione mainstream e meno crudele del capolavoro di Lanthimos “Il sacrificio del cervo sacro”. Ma se lì l’ambivalenza era ferocemente ancorata ai personaggi e alle dinamiche interne di un nucleo familiare alto borghese, nel lungo di Shyamalan un discorso simile viene allargato a macchia d’olio divenendo una questione pubblica più che privata, ogni componente metaforica viene quasi completamente raffreddata. Se Lanthimos distruggeva l’istituzione familiare, Shyamalan la fa trionfare. Ci si chiede che senso abbia un film come “Bussano alla porta” dopo il definitivo “Il sacrificio del cervo sacro”.
Interessante il lavoro fatto sulla scrittura dei personaggi, dove “i cattivi” non sono tali, ma sono persone costrette a compiere il male per raggiungere il bene.
Shyamalan sceglie una narrazione più lineare rispetto al passato, abbandona la costruzione dei costanti colpi di scena, soprattutto finali, e realizza un oggetto filmico che fa irrompere l’irreale nel reale e viceversa, riuscendo a rendere abbastanza credibile il suo discorso. Le sicurezze borghesi vengono fatte a brandelli da un evento ingestibile e ignoto, la cultura ed il politically correct vengono annientati da ciò che non si può gestire e catalogare tramite le esperienze personali, peccato poi l’affondo iniziale non diventi definitivo, a Shyamalan viene a mancare il coraggio (“i cattivi” muoiono tutti, e il sacrificio viene compiuto in maniera eroica), il mondo nonostante le sue brutture si salva e l’idea di un futuro roseo trionfa.
Alcune derive soprannaturali (la luce aliena che vede uno dei protagonisti ad esempio) non fanno altro che banalizzzare il discorso.

VOTO: 6

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