“THE SHROUDS” DI DAVID CRONENBERG
Anno di produzione: 2023
Con: Vincent Cassel, Diane Kruger, Sandrine Holt, Guy Pearce
Devono essere due gli eventi ad aver particolarmente colpito David Cronenberg negli ultimi anni. La morte della moglie e la pandemia mondiale con conseguente paranoia complottista e messa in discussione della scienza. Partendo da questi avvenimenti il regista imbastisce un film glaciale, personalissimo, autobiografico, straziante, chirurgicamente romantico, ma anche politico, sociologico, psicologico e filosofico.
Karsh è un imprenditore vedovo (il nome del protagonista è l’anagramma di “Crash”, leggendaria opera cronenberghiana, ma con la K al posto della c). Il dolore per la morte della moglie lo ha spinto a realizzare un cimitero ipertecnologico con tombe collegate ad un’applicazione del cellulare che consente di monitorare lo stato di decomposizione dei defunti. Una notte vengono profanate delle tombe, avvenimento che farà esplodere nei personaggi dubbi, sospetti e manie complottiste. Il tentativo di Karsh di razionalizzare la morte porterà invece ad un susseguirsi di accadimenti irrazionali. Cronenberg gioca costantemente con “il genere” per poi farlo a brandelli. Realizza false piste thriller, deflagra nella fantapolitica, è gelidamente visionario.
Nato come una serie per Netflix che ha cancellato il progetto ritenendolo concettualmente troppo complesso, “The Shrouds” insieme a “M.Butterfly” e “Inseparabili” è il film più romantico e melodrammatico del regista canadese, con la descrizione di un amore che prosegue oltre la morte. Un’opera che si fa fisica nel mostrare corpi mutilati e nel far sentire il rumore delle ossa che si spezzano, ma che a differenza del precedente “Crimes of the future” è anche mentale. Nel penultimo film di Cronenberg i protagonisti erano automi spersonalizzati che agivano esclusivamente in nome dell’arte in un universo catastrofico, in “The Shrouds” oltre alla sofferenza per la perdita della persona amata, seguiamo Karsh nelle tre fasi della rielaborazione del lutto (negazione, contrattazione e accettazione, quest’ultima messa in discussione da un finale ambiguo), ma soprattutto sprofondiamo nel tema più che mai attuale della psicologia dei complottisti. I personaggi si sentono vittime di svariate congiure. La sorella della moglie del protagonista si eccita sessualmente a sentir parlare di complotti, Karsh la asseconda arrapandosi a sua volta, l’ex compagno della donna è convinto di essere vittima di una cospirazione internazionale e sempre la sorella della defunta crede che la parente sia stata oggetto di strani esperimenti scientifici.
È politico Cronenberg nel mostrarci una manciata di essere umani che si fanno lo specchio dell’attuale società, o meglio di una gran parte di essa, che ha un atteggiamento mentale che consiste nel credere che eventi accadano a causa di orchestrazioni messe in atto da gruppi potenti. Sembra che questa sia la risposta psicologica a situazioni di incertezza e crisi. I personaggi del film sono in crisi, il mondo è in crisi. In una società ormai dominata dalla tecnologia, che il regista descrive in tutta la sua ambivalenza positiva e negativa, Krash e Co. piegano quest’ultima ai loro bisogni, ai loro processi di occultamento psicologico e alle loro parafilie. Ancora Eros e Thanatos, come in “Crash”, ma se lí il pericolo era tangibile tramite gli scontri automobilistici, qui è onirico e psichico. Il protagonista di “The Shrouds” scopa con la moglie mutilata e devastata dal cancro, penetrandola le rompe alcuni arti e le fa rischiare la morte. La donna sembra comunque poco spaventata, è eccitata da tale atto. Probabilmente però tali scene sono il frutto della fantasia del protagonista. Nella realtà, ovviamente scenica, gli atti sessuali compiuti non avvengono tramite situazioni pericolose o ipoteticamente mortali, ma è il pensiero di un pericolo sociale ad eccitare, è l’insicurezza di vivere in una società che tutto mette in discussione, che non ha dogmi e che porta le persone al limite della paranoia.
Tra spazi scenici asettici e particolarissimi, stranianti sprazzi ironici insoliti nel cinema del canadese, costumi geometrici realizzati da Anthony Vaccarello, Cronenberg continua a narrare di una realtà costantemete minacciata da atmosfere particolari e accadimenti misteriosi al limite del fantascientifico (un irreale più reale del reale). Ancora una volta descrive un manipolo di personaggi che non possono non vivere in relazione alla società.
L’ennesima rappresentazione di una nuova dimensione sociale messa in atto dal film non può che lasciare tramortiti.
Un film che si sedimenta lentamente nella mente dello spettatore, che merita più di una visione, che si insinua dentro come un demone sotto la pelle. Letterario nella sua verbosità, come lo era “Cosmopolis”, ma terribilmente affascinante e misterioso.
Una riflessione sulla scopofilia cinematografica e sull’atto del guardare. Guardare la vita, guardare la morte, guardare la malattia, guardare il mondo in decomposizione.
VOTO: 8.5
