ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“THE PLACE” DI PAOLO GENOVESE

Anno: 2017
Con: Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher, Marco Giallini, Vittoria Puccini, Sabrina Ferilli, Alessandro Borghi, Silvio Muccino, Silvia D’Amico, Giulia Lazzarini, Rocco Papaleo

Un bar in una cittá italiana non specificata, un uomo inchiodato giorno e notte alla sedia di un tavolo del locale, una cameriera di mezza etá che lo scruta cercando di penetrare nella sua insondabile anima e nove imperfetti sconosciuti che ruotano intorno a lui, tutti con una richiesta da fargli, ma il prezzo da pagare perchè lui la realizzi sará altissimo.
Paolo Genovese dopo una manciata di commediole innocue e dopo il successo di pubblico e di critica del non malvagio “Perfetti sconosciuti” decide di imboccare una strada piú ambiziosa e ispirandosi dal punto di vista estetico alla pittura di Hopper e da quello contenutistico non solo alla serie tv da cui è tratto, ma anche e soprattutto alle spietate commedie corali di Ettore Scola e Mario Monicelli, imbastisce un discorso sugli abissi della psiche, sulle piccolezze umane, sull’insensibilità di un mondo formato da individui egoisti, superficiali e cinici ma anche profondamemte segnati dalla paura, immersi in una societá che impone l’anestetizzazione del dolore.
Donne e uomini che compiono il male per ottenere il bene, creature disperate che si fanno pezzi di un mosaico scomposto.
“The place” ha un impianto nettamante teatrale: ha infatti una sola ambientazione e nessun flashback o forward a mostrare le azioni dei personaggi, ma nonostante questo il regista romano riesce a dare un respiro cinematografico alla sua opera utilizzando un montaggio quasi sincopato, degli straordinari attori che seppur seduti ad un tavolo recitano anche con la spina dorsale e invadendo la scena con una colonna sonora (brutta) che miscela brani diegetici ad altri extradiegetici.
“The place” è una specie di film sfida, 1 ora e 45 minuti di dialoghi in un unico luogo, nessuna ironia e lo sfioramento di tematiche atroci: l’alzheimer, la violenza domestica, l’omicidio di massa, lo stupro, l’infanticidio…sfida vinta? Si, nonostante non ci troviamo di fronte ad un capolavoro.
“The place” non è un film privo di difetti: azzera il processo di immedesimazione con i personaggi, che era il punto di forza di “Perfetti sconosciuti”, ma si prende i suoi tempi non risultando mai sbrigativo, e grazie ad un buon lavoro di sceneggiatura costruisce un ingranaggio dove gli avvenimenti raccontati dai personaggi non sono mai precipitosi e nonostante si sostituiscano alle azioni riescono a creare tensione.
Paolo Genovese sta affrontando un percorso autoriale sempre piú maturo e ben delineato.

VOTO: 6

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