ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“NON SI SEVIZIA UN PAPERINO” DI LUCIO FULCI

Anno di produzione: 1971
Con: Florinda Bolkan, Barbara Bouchet, Tomas Milian, Irene Papas, Marc Porel

Florinda Bolkan, Barbara Bouchet, Tomas Milian e Irene Papas diretti da Lucio Fulci! “Non si sevizia un paperino” contiene in sè tutti i nomi più altisonanti del cinema di serie B degli anni settanta. All’epoca tali film erano considerati minori, successivamente sono stati rivalutati e compresi appieno, ritenuti importanti sia dal punto di vista tecnico che contenutistico. Cinema di genere (per quanto questa parola sia limitante) che in Italia non viene più prodotto, che il mondo (soprattutto gli Stati Uniti) ci ha copiato e che attualmente trova una parte del suo coraggio solo in alcune opere francesi (“Titane” e The Substance” ad esempio). Saper osare, sfiorare la scorrettezza etica, far pulsare sotto il thriller temi come la religione, l’ignoranza, il moralismo, l’esoterismo, la violenza ancestrale….
In un paesino della Basilicata costantemente inondato dall’accecante luce del sole, vengono uccisi una serie di bambini. I principali sospettati sono una trasgressiva ragazza proveniente dal nord Italia, una donna che viene ritenuta la pazza del paese e un uomo affetto da ritardo mentale. Nessuno di loro ovviamente è il vero colpevole. L’affondo di Fulci all’ ipocrisia italiota è lucidissimo e potente. Coloro che sono diversi per stile di vita, per patologie mentali o ancora per scelte non convenzionali, vengono additati come possibili serial killer. Il male invece risiede dove dovrebbe esserci solo il bene. L’assassino è il prete del paese che vuole preservare la purezza dei bambini uccidendoli prima che possano essere contaminati. Il maligno giace dentro la chiesa del paese per poi propagarsi tra le sue stradine e nel bosco che lo circonda.
Terzo thtiller per Lucio Fulci che alternava tale genere alla commedia e all’horror più spudorato e primo lungometraggio prodotto dalla Medusa. Nonostante i problemi di censura del suo precedente film, Fulci non abbassò minimamente il tiro e realizzò un’opera che ebbe anch’essa svariate difficoltà. La sequenza in cui la Bouchet è sdraiata nuda davanti ad un bambino e sembra volerlo sedurre (il tema della pedofilia è ricorrente nel film), portò il regista e gli attori in tribunale. Fulci dovette dimostrare che tale scena venne girata quasi totalmente in campo e controcampo. A interpretare il bambino quando veniva ripreso di schiena con davanti la Bouchet era Domenico Semeraro, un ragazzo affetto da nanismo. Semeraro qualche decennio dopo fu il protagonista del caso di cronaca nera denominato “Il nano di Termini”, tale caso ispirò Matteo Garrone per “L’ Imbalsamatore”.
Le musiche di Riz Ortolani sono ossessive e meravigliosamente utilizzate nella splendida e violentissima scena dell’omicidio della Bolkan. Un saggio di costruzione della tensione che avviene tutto in piena luce e in esterni. La brutalità (più uomini contro una donna, catene utilizzate come armi, brandelli di carne che si staccano dal corpo, sangue) ha come contrappunto la romantica “Quei giorni insieme a te” cantata da Ornella Vanoni, tale contrasto ( violenza grafica e splatter, canzone romantica) crea un cortocircuito cinematografico potente.
Il regista con gli sceneggiatori Clerici e Gianviti si ispirò ad una serie di omicidi di bambini avvenuti l’anno prima a Bitonto, anche tale fattore fece storcere il naso alla censura.
Fulci stesso dichiarò che “Non si sevizia un paperino” è il suo film più morboso.
Thtiller antropologico, rurale, terreno e arcaico, con sprazzi di invettiva tecnica abbacinante, furioso e iconoclasta. Un’ opera in grado di ragionare profondamente e senza filtri sulle differenze tra mondo contadino e borghese, tra il razionale e l’irrazionale, tra l’anarchia e la legge. I sottotesti antropologici e sociologici abbondano ma il film funziona alla perfezione anche come puro meccanismo giallo. Chi è il colpevole? Man mano che la vicenda si dipana vengono seminati indizi che fanno pensare che il killer sia un determinato personaggio, ma poi vengono rimescolate le carte in tavola sino allo svelamento finale con colpo di scena.
Florinda Bolkan tra le attrici di punta di quel periodo chiese alla produzione di non venire imbruttita per il ruolo della maciara. Accettò di indossare abiti lisi e trasandati ma pretese comunque di risultare piacente. Il suo ruolo è ispirato a quello della posseduta dal diavolo nel film di Brunello Rondi “Il demonio” del 1963. “Il demonio” era profondamente influenzato dagli studi antropologici degli anni ’50 svolti da Ernesto De Martino, studi sul rapporto tra Sud Italia (in particolar modo la Basilicata, dove entrambi i film sono ambientati) e la magia. In “Non si sevizia un paperino”, nella casa ultra moderna di Barbara Bouchet (in totale contrasto con le abitazioni antiche dei paesani), viene invece inquadrato il libro ” I classici della magia nera”, ennesimo collante tra le due opere e ulteriore dimostrazione che i film di genere possono anche possedere riferimenti colti.

VORO: 9.5

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