ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“MOTHER MARY” DI DAVID LOWERY

Anno: 2026
Con: Anne Hathaway, Michaela Coel, FKA twigs

ANOTHER GHOST SYORY

Mother Mary è una famosa popstar lontana dalle scene da anni a causa di un incidente avvenuto proprio mentre si esibiva. La donna si appresta a tornare sul palco e per l’occasione decide di andare a trovare una sua storica amica/costumista/collaboratrice che non vede da tempo. Il suo scopo è farsi realizzare un abito per l’esibizione più importante del concerto. Tra le due riemergeranno vecchie tensioni. Qualcosa di misterioso, omoerotico ed esoterico le lega in maniera indissolubile.
Un kemmerspiel gotico, una pièce teatrale, un horror psicologico, un film citazionista, una love story, una ghost story.

POSSESSION

Mother Mary è una star del pop in profonda crisi esistenziale. Splendida, estremamente performativa e amata dal pubblico quando è sul palco, ma fuori da esso è fragile, perennemente in lacrime, fisicamente provata. La fama è una possessione, l’arte lo è. Friedrich Nietzsche vedeva l’arte come la forma più alta di affermazione della vita e della volontà di potenza. Attraverso l’equilibrio tra lo spirito Apollineo (forma, ordine, sogno) e Dionisiaco (caos, ebbrezza, musica), l’arte redime l’uomo dal dolore dell’esistenza. In “Mother Mary” il Dionisiaco ha fagocitato l’Apollineo, l’arte non è stata in grado di assopire il dolore esistenziale di Mother Mary, anzi lo ha nutrito.
Il male psichico della protagonista si materializza in un velo rosso. In psicologia, il rosso rappresenta le emozioni viscerali, viene accostato a reazioni fisiche potenti, come l’aumento del battito del cuore. È un’energia forte e ambivalente: da un lato stimola passione, seduzione e determinazione, dall’altro evoca pericolo e aggressività. Dentro Mother Mary risiede un fantasma chiamato malessere psichico. La sua storica costumista riuscirà a farlo uscire dal petto dell’amica, squarciandolo e rendendolo simile ad una vagina sanguinante (seconda citazione del “Suspiria” di Guadagnino dopo quella della danza di Anne Hathaway che rimanda a quella di Dakota Johnson nel capolavoro di Guadagnino).
La solidarietà femminile e l’amore hanno una forza salvifica deflagrante.
Un film bicefalo, la prima parte è melodrammatica, stracolma di dialoghi metaforici, misteriosi. I dialoghi fluviali non hanno funzionalità didascaliche ma alimentano l’enigma del rapporto tra le due donne. Liaison che si muove in territori bergmaniani e fassbinderiani. La seconda parte deraglia nell’esoterico e nel visionario. Entrambi i segmenti sono inframezzati dalle luccicanti performance canore di Mother Mary.
Sam l’ex amica/amante?/costumista di Mother Mary è la salvatrice di quest’ultima, è colei che la esorcizza. Inizialmente Sam mette in discussione la sua amica, e lo fa utilizzando un linguaggio ostico che non riempie i vuoti di senso che il lungometraggio dissemina lungo la narrazione. In un secondo momento le realizza un abito che è un capolavoro di sartoria e che non rappresenta l’imposizione della sua visione, sottomettendo la personalità di Mother Mary a quella della sua creazione. Il vestito rosso fuoco di Sam è una specie di incantesimo, è il legame fisico ed emotivo tra creatore e musa.
Cinema del perturbante, dell’inquietudine, del fantastico.
Anne Hathaway è pronta per il cinema estremo europeo, Michaela Coel ha una mimica facciale troppo esasperata.
Strepitosa soundtrack electro pop.

“Tutti hanno un’ossessione
Tutti hanno un vero angelo
Tutti hanno un’ossessione
Tutti hanno una culla oscura”
(Anne Hathaway, “Dark Cradle”)

VOTO: 7.5

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *