ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“MAMA BEAR” DI CURRY BARKER

Anno: 2026
Con: Jon Lee Richardson, Katie Sarife

Curry Barker conferma anche attraverso questo cortometraggio una delle qualità più interessanti del suo cinema: la capacità di trasformare situazioni apparentemente ordinarie in piccoli incubi domestici. Il corto si apre con Floyd, un ragazzo svegliato da una telefonata. Una voce lo avverte che qualcuno sta arrivando per ucciderlo. La minaccia si concretizza poco dopo, quando Lacey irrompe in casa e gli spara. Ma proprio quando tutto sembra concluso, compare una presenza inattesa: una figura identica al protagonista. Da questo momento il racconto abbandona qualsiasi apparente linearità, trasformandosi in un gioco di identità, sdoppiamenti e suggestioni. Barker gestisce il tempo con notevole abilità. In pochi minuti costruisce una tensione crescente, privando progressivamente lo spettatore di ogni coordinata utile a comprendere ciò che sta accadendo. Non c’è una vera introduzione, né il tempo per familiarizzare con i personaggi, tantomeno una spiegazione definitiva degli avvenimenti. Siamo scaraventati dentro una situazione che sembra provenire da un incubo, dalle parti del sommo David Lynch, del quale conserviamo soltanto immagini e frammenti, senza riuscire a ricostruirne la logica. Il regista sembra interessato più alla sensazione che alla comprensione, alla costruzione di un’esperienza emotiva piuttosto che alla solidità di un racconto. Le immagini si susseguono in maniera imprevedibile, secondo una logica volutamente sfuggente, mentre lo spettatore tenta inutilmente di ricomporre un disegno complessivo. Ne deriva un horror che privilegia il perturbante e l’assurdo rispetto alla tradizionale progressione della suspense. Anche la brevità diventa parte integrante del dispositivo cinematografico. “Mama Bear” si conclude proprio quando comincia a diventare davvero interessante, lasciando aperte più domande di quante ne abbia formulate. Una scelta che può risultare frustrante, ma che contribuisce alla natura enigmatica dell’opera. Non siamo di fronte a una storia compiuta nel senso tradizionale del termine, quanto piuttosto a un’intuizione cinematografica destinata a sedimentarsi nella mente dello spettatore anche dopo la visione. Interessante, inoltre, il ritorno di Barker su YouTube dopo il successo di “Obsession”. Il regista sembra voler recuperare quella libertà espressiva e quella dimensione artigianale che avevano caratterizzato i suoi primi lavori, dimostrando come non sia necessariamente indispensabile una struttura produttiva imponente per realizzare immagini capaci di generare disagio. Il suo è un cinema che trova nell’immediatezza, nell’imprevedibilità e nella contaminazione tra horror e grottesco una cifra stilistica ormai riconoscibile.
Resta anche la curiosità di capire se il titolo e alcuni elementi del cortometraggio nascondano un collegamento con “Obsession”. Le interpretazioni dei fan non mancano, ma al momento non esiste alcuna conferma ufficiale di una continuità narrativa tra le due opere.
“Mama Bear” è un piccolo esercizio di perturbante, imperfetto ma decisamente curioso. Barker dimostra di possedere una qualità tutt’altro che trascurabile: sa che, nell’horror, ciò che non riusciamo a decifrare può rivelarsi molto più inquietante di ciò che ci viene mostrato. E in questi pochi minuti riesce a ricordarcelo.

VOTO: 7

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