ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“LA RAGAZZA D’AUTUNNO” DI KANTEMIR BALAGOV

Anno: 2019
Con: Vicktoria Miroshnichenko, Vasilia Perelygina

1945.
La seconda guerra mondiale ha devastato Leningrado.
Gli edifici della cittá sono demoliti e i suoi cittadini sono distrutti sia fisicamente che mentalmente.
Anche se la guerra è finita, il dolore serpeggia ancora tra le vite dei reduci.
Iya e Masha, sono due giovani donne che tenteranno di ricostruirsi un’ esistenza.
Balagov incolla la sua macchina da presa su dei personaggi femminili problematici ma profondamente desiderosi di andare avanti.
Iya è gentile e generosa ma con turbe psiche dovute ad un forte stress post-traumatico, Masha sembra più forte dell’amica, ma in realtá nasconde un dolore che la dilania.
Quella che credono essere la loro privata rivoluzione è in realtà un modo di agire totalmente conforme a ciò che la società russa dell’epoca chiedeva alle donne, cioè l’essere mogli e madri.
Balagov rendendole non fertili sovverte tale antropologico concetto, demolendo l’ancestrale importanza della figura della madre nel mondo russo e imprigiona Masha ed Iya dentro l’ineluttabile impossibilità di ricostruirsi una vita degna del mondo a cui appartengono.
L’arancione, il rosso ed il verde predominano nelle scenografie di “La ragazza d’autunno”, una palette cromatica in netto contrasto con la cupezza della storia.
I tre colori utilizzati dal regista russo hanno una valenza metaforica potente; il loro significato è funzionale alla storia raccontata, ai desideri e alle ispirazioni dei personaggi.
L’arancione è il colore che favorisce la fertilità, Masha ha perso un figlio ma ne vuole subito un altro perchè ha bisogno di sentire la vita, purtroppo dopo svariati aborti è sterile e chiederà ad Iya di farsi ingravidare al posto suo.
Il rosso è il colore che rappresenta la donna ed il sangue del ciclo mestruale.
Le protagoniste del film sono infatti femmine che tentano di costruirsi una nuova esistenza tramite la maternitá.
Ed infine il verde, il colore della speranza, la stessa che si agita negli animi di Masha ed Iya.
La visione di Balagov è pessimista, non lascia scampo.
Le sue sono creature che possono usare solo il loro corpo per sopravvivere e costruirsi un’identità.
Intorno ad esse un universo di morti viventi segnato da profonde cicatrici psichiche e fisiche.
Kantemir Balagov scarnifica la messa in scena, usa le inquadrature fisse e i primissimi piani asfissianti, azzera il campo totale, utilizza solo musica diegetica, si concentra quasi esclusivamente sulla recitazione delle attrici e sulla costruzione dei loro personaggi.
Iya e Masha mettono in atto una danza di compensazione psico-fisica costante.
Una è altissima, l’altra è minuta, una è più traumatizzata dell’ altra, una sembra rassegnata, l’ altra stoicamente decisa a ricostruirsi una vita, entrambe cercheranno tramite l’ altra di riedificarsi.
Ad un certo punto lo schematismo nella descrizione delle due donne verrá fatto a pezzi e Mashsa in apparenza la piú forte in realtà è la più ossessiva, mentre Ivy diverrá la piú attiva.
“La ragazza d’autunno” è un’opera sul post trauma, sull’impossibilità di voltare pagina e sull’ineluttabilità del destino.

VOTO: 8

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