ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“L’ INGANNO” DI SOFIA COPPOLA

Anno: 2017
Con : Nicole Kidman, Colin Farrell, Kristen Dunst, Elle Fanning

Sono trascorsi diciotto anni da “Il giardino delle vergini suicide” di Sofia Coppola e le sue donne non sono piú né vergini né suicide, semmai assassine.
L’America ai tempi della guerra di secessione, il nord e il sud, l’uomo e la donna, l’inganno, la repressione sessuale, la religione, la compassione cattolica, un collegio per ragazze immerso nel verde che si fa societá sudista a sé stante lontana dalle barbarie della guerra, l’esplosione degli istinti sessuali da troppo tempo repressi e le conseguenze dell’amore.
Per Miss Martha, la direttrice dell’istituto in cui viene soccorso il soldato nordista ferito ad una gamba e le sue ragazze la guerra non si consuma in trincea ma all’interno della loro abitazione, ed è una guerra tra sessi brutale e senza via di scampo.
Sofia Coppola scarnifica il suo cinema da ogni orpello (nessuna canzone cool nella soundtrack, le attrici sono private della loro aura glamour, la scena è quasi sempre illuminata dalla fioca luce delle candele presenti nell’inquadratura) e catapulta le sue “puttane vendicatrici” di bianco vestite in un universo fondato su rigidi dogmi sociali e di comportamento sotto i quali ribollono pulsioni ancenstrali.

“L’ INGANNO”: LE ORIGINI E I RIMANDI.
“L’inganno” è la seconda trasposizione cinematografica di un romanzo di Thomas P. Cullinan dopo il film del 1971 di Don Siegel ma non è il remake del lungometraggio degli anni settanta, semmai una rivisitazione personale che la Coppola fa del romanzo e se è proprio necessario eseguire il gioco caro ai critici cinematografici di trovare nei film degli aspetti derivanti da altre opere, per “L’inganno” si potrebbe dire che i due principali film associabili ad esso sono “Pic nic ad Hanging Rock” di Peter Weir per l’iconografia e l’estetica e “Misery non deve morire” di Rob Reiner per la tematica della donna che tiene in pugno con ogni mezzo a sua disposizione il maschio.

LA NATURA È DONNA.
La natura puó essere bellissima, imprevedibile, ricca di sfumature, terribile e crudele.
La natura è per il Lars Von Trier di “Antichrist” una creatura di Satana e la femmina ne è la sua piú pericolosa espressione.
Le protagoniste de “L’ inganno” diventano crudeli come puó esserlo la natura nel momemto in cui si sentono usate, raggirate e trattate come esseri intercambiabili; il maschio le svuota della loro unicitá e loro fanno a brandelli il suo ego fallocentrico.

LE CONSEGUENZE DELL’AMORE.
“Il cuore è piú ingannevole di qualunque altra cosa…” recita la Bibbia e lo sa bene Sofia Coppola che racchiude questo concetto nel personaggio dell’istitutrice Edwina che a differenza delle compagne si innamora del soldato e quando verrá tradita si frasformerá nell’elemento scatenante di una brutale escalation di violenza.

LA PERSONALITÁ MULTISFACCETTATA FEMMINILE E L’UOMO UNIDIMENSIONALE.
Miss Martha, Edwina ed Alicia rappresentano diverse caratteristiche dell’universo femminile: Alicia (Elle Fanning) è la seduttrice, Edwina (Kristen Dunst) è colei che crede nell’amore come mezzo per realizzarsi e come forza salvifica, Martha ( Nicole Kidman) è la stoica, la sicura di sé, la rigida e coraggiosa donna tutta d’un pezzo.
L’uomo viene invece tratteggiato come un essere unidimensionale che crede erroneamente di poterle soggiogare e governare.

LA VIOLENZA SECONDO SOFIA COPPOLA.
“L’ inganno” a differenza dei precedenti lungometraggi di Sofia Coppola, che avevano un’ottima impostazione che poi faticava a svilupparsi, è teso e potente per tutta la sua durata e finalmente la tecnica registica della Coppola si fa matura ed in grado di strizzare l’occhio al cinema europeo soprattutto quando alla maniera di Michael Haneke, con straordinarie ellissi temporali, non mostra le scene di violenza cosí da fare dello spettatore parte integrante della vicenda, costringendolo ad immaginare ció che è accaduto e come.

OPERA POLITICA.
“The beguild” è il film piú politico della regista americana che non utilizza la figura del soldato nordista solo come elemento scatenante di una lotta tra uomo e donna ma anche come la chiara metafora della paura dello straniero, del diverso, dell’immigrato; terrore che oggi come allora attanaglia il mondo intero.

Meritatissimo premio alla regia al Festival del Cinema di Cannes 2017.
Applausi!

VOTO: 9

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