ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“KONTINENTAL ’25” DI RADU JUDE

Anno: 2026
Con: Eszter Tompa, Gabriel Spahiu

Un senzatetto si aggira per le strade di Cluj. Chiede le elemosina, cerca lavoro, raccoglie rifiuti. La sera dorme in una piccola stanza nel seminterrato di un palazzo. Sembra lui il protagonista del film. Dopo il suo suicidio, avvenuto a causa dello sfratto, la protagonista diviene Orsolya, un’ufficiale di mezza età che dovrà fare i conti con i suoi sensi di colpa. È lei che ha comunicato all’uomo lo sfratto. Cercherà consolazioni e risposte dal marito che però ben presto partirà per le vacanze senza di lei, da un’amica che rappresenta senza mezzi termini l’ipocrosia borghese, da un ragazzo con il quale si ubriacherà e che la scoperà selvaggiamente in un parco, e da un prete che la travolgerà con una specie di delirio mistico. Il mondo è in mano al capitalismo. Il senzatetto viene sfrattato perchè il luogo dove abita diventarà un hotel di lusso, la generosità è solo un bonifico da fare saltuariamente ai più bisognosi per lavarsi la coscienza. L’amore, l’amicizia, la fede e il sesso, non possono essere consolatori. Sono i tasselli di un puzzle sulle ipocrisie e le contraddizioni occidentali. Jude continua imperterrito a sondare i limiti morali dell’occidente, a tratti il discorso appare strettamente legato alla Romania, in verità evidenzia le storture del mondo. Se il suo “Dracula” è un omaggio al cinema di Ed Wood, questo “Kontinental’25”, lo è di “Europa 51” di Roberto Rossellini. Come nel film italiano, dove troneggiava una straordinaria Ingrid Bergman, anche Jude mette in scena il conflitto tra l’individuo e il mondo circostante. In entrambi i lungometraggi si considera l’amore e l’altruismo come valori che non appartengono più alla vita quotidiana e ai rapporti tra le persone, nel film di Rossellini solo alla dimensione spirituale, in “Kontinental’25” anche la spiritualità è fallimentare. Jude è un pessimista cronico, la sua filmografia ce lo dimostra costantemente. La purezza dello sguardo del regista romeno è raggelante, causticamente e grottescamente brutale. Girato in dieci giorni e con un Iphone, Jude è tragico (ma anche comico) e terreno come Rossellini, ciò che lo distacca però da lui, è il racconto di situazioni e sentimenti non recuperabili. Il ritratto di un mondo in continua evoluzione diviene una parabola sulla paradossale negatività dell’evoluzione stessa. Quest’ultima è appunto nociva perchè non è stata in grado di rielaborare in chiave egualitaria le tappe principali dello sviluppo economico. La proprietà privata è sempre più potente e sempre più nelle mani dei borghesi che esattamete come nell’antica società feudale sfruttano e annientano il proletariato o ancora peggio il sottoproletariato.

VOTO: 9

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