“IL TESTAMENTO DI ANN LEE” DI MONA FASTVOLD
Anno: 2026
Con: Amanda Seyfried, Lewis Pullman, Stacy Martin
CRISTO È DONNA!
Ann Lee è stata una mistica britannica del ‘700. Ha fondato il movimento religioso degli Shakers. Si trasferì negli Stati Uniti facendosi portarice di ideali quali l’uguaglianza dei sessi, la castità, la comunione dei beni e il ballo inteso come preghiera. Veniva considerata dai seguaci la “sposa dell’Agnello”, manifestazione femminile di Cristo.
Dramma storico, musical, coming of age, biopic, “Il testamento di Ann Lee” è privo di brani musicali pop, gioca sulla ripetizione musicale che si fa ossessione, la medesima di Ann per il suo credo. Anche le coreografie/preghiere sono un’ossessiva dinamica di ripetizioni, immagini e suoni che si ripresentano e portano il film a procedere per replicazioni, costruendo un universo particolare e ostico. Ostico come il periodo storico nel quale il film è ambientato.
Dall’infanzia povera di Ann si arriva velocemente all’età adulta e al matrimonio imposto con un uomo che ama sottometterla sessualmente. Ann rimarrà incinta quattro volte ma nessuno dei bambini messi al mondo sopravviverà. Il corpo della donna è un oggetto nelle mani del maschio che decide quando e come avere rapporti sessuali con lei. Il piacere femminile non esiste, è puro soddisfacimento delle esigenze maschili. Probabilmente proprio per questo la Lee impose la castità ai suoi adepti.
La soundtrack composta da note dissonanti, marchio di fabbrica anche del cinema di Brady Corbet (compagno della regista e sceneggiatore insieme a lei del film), sfocia persino nell’heavy metal. Il racconto di una nazione (l’America) violenta, persecutoria, accentratrice e senza pietà, che rifiuta Ann e il suo misticismo, serpeggia sottotraccia lungo tutto il film. Nel pre-finale esplode la violenza nei confronti della protagonista e dei suoi compagni da parte delle forze dell’ordine, e nel finale viene nominato Washington come probabile presidente in grado di cambiare le sorti della nazione. Nascita di una fede religiosa e di una nazione, un musical puro nella sua anarchica, del resto il musical è proprio il genere più sovversivo che ci sia con quel suo spezzare il realismo delle sequenze tramite il canto e il ballo. Un’opera dalla fotografia kubrickiana, un lungometraggio che come “Dancer in the dark” di Lars Von Trier utilizza genialmente proprio uno dei generi cinematografici più popolari americani, il musical appunto, per creare un pugno allo stomaco all’ottusitá degli Stati Uniti (maschilismo, schiavitù, disparità economiche…). Un manifesto protofemminista che ci mostra senza mezzi termini come la donna in determinate epoche storiche sia stata costretta a compiere atti estremi per sfuggire alla piccolezza di una società patriarcale, dove il sesso era solo un atto violento che si trasformava in trauma femminile. Allucinazione e folgorazione mistica sembrano fondersi negli occhi della Seyfried (bravissima!), esattamente come accadeva alla Falconetti in “La passione di Giovanna D’Arco” di Dreyer.
“Il testamento di Ann Lee” ha un ritmo sostenuto e selvaggio che perde un pó di forza nella parte centrale, per poi riesplodere nell’ultimo atto; è un delirio con squarci onirici che solo attraverso la “manipolazione” del realismo può essere ottenuto (ecco perchè ha un senso sia un musical). Se l’opinione negativa su una determinata società è piuttosto palese, più ambiguo è il pensiero della regista sull’estremismo religioso. Su di esso attua una sorta di sospensione di valutazione, così da evitare il didascalismo e lasciare margine di giudizio allo spettatore.
VOTO: 8
