ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“HANNAH” DI ANDREA PALLAORO

Anno: 2017
Con: Charlotte Rampling

La macchina da presa di Andrea Pallaoro segue, penetra, scandaglia, bracca, soffoca, stringe e valorizza Charlotte Rampling, attrice titanica messa al centro della narrazione in un film asfissiante e struggente.
“Hannah” è Charlotte Rampling, Charlotte Rampling è “Hannah”.
Il regista trentino ha fatto con l’attrice britannica quello che in “Elle” Verhoeven ha fatto con Isabelle Huppert, ha sceneggiato e diretto un film monumento per la sua protagonista, plasmandolo su di lei, girando quindi un estremo atto d’amore e stima professionale nei confronti dell’attrice.
“Hannah” è un’opera misteriosa, Pallaoro fornisce pochissimi elementi allo spettatore per comprendere ció che è accaduto alla protagonista e lo spinge ad intraprendere un viaggio costellato da emozioni ed intuizioni, è un percorso anti-intellettualistico dove a predominare sono gli elementi emotivi a scapito di quelli argomentativi, dove nonostante qualche simbolismo il linguaggio è ultrasemplificato e diretto.
Un film che occulta, lavora di sottrazione, crea un labirintico racconto di scollamento dal reale e dal dolore facendo peró paradossalmente annegare la sua protagonista in gesti reali e quotidiani.
Pieno di immagini mancanti è un lacerante dialogo muto tra Hannah e la sua sofferenza e Andrea Pallaoro come ha fatto Andrew Haigh in “45 anni” (ancora con Charlotte Rampling) attutisce il melodramma e analizza un momento della vita di una donna matura in una fase critica della vita; e se la Nathalie (Isabelle Huppert) di “Le cose che verranno” di Mia Hansen-Løve si emancipava e rassegnava al vuoto imparando ad accettarlo, Hannah lo rimuove, continuando ineluttabilmente ad esercitare la sua quotidianità nonostante il male che la dilania dal di dentro.
Charlotte Rampling porta sulle sue possenti spalle di attrice tutti gli enigmi del personaggio, ne incarna alla perfezione il progressivo disfacimento psichico, si fa portatrice dell’anaffettività del mondo che la circonda ed è il ritratto in carne ed ossa dell’incapacità di liberarsi da quella che è sempre stata la sua vita, la sua unica vita possibile.
Un bagno nel dolore di agghiacciante bellezza.

VOTO: 8

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *