ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“FUORI” DI MARIO MARTONE

Anno di produzione: 2024
Con: Valeria Golino, Matilda De Angelis, Elodie

Vivere, osservare, registrare, rielaborare, scrivere. Decostruirsi per ricostruirsi.

“Fuori” non è solo un film su Goliarda Sapienza, “Fuori” è anche un film su Roberta, la sua amica conosciuta nel carcere di Rebibbia. “Fuori” è anche un film sulla Roma degli anni ottanta, sulla sua architettura, sui tumulti politici di quegli anni che solo apparentemente vengono lasciati fuori campo. “Fuori” è un’opera monumentale sull’impossibilità di essere liberi o sui diversi modi in cui si può essere liberi. Le protagoniste sono schiave della solitudine, delle ambizioni piccolo borghesi, della voglia di riscatto, dell’ingiustizia sociale, della castrazione artistica, del denaro, della droga, di un destino segnato dal contesto in cui sono nate e cresciute.
Goliarda, Roberta e Barbara si conoscono nel carcere di Rebibbia, dove le gabbie sociali e suburbane che vivono quando sono in libertà vengono sostituite da quelle di ferro. Dentro si è più libere che fuori, pur dovendo sottostare a tutta una serie di leggi imposte dallo Stato carcerario o autoimposte dalle carcerate. L’anarchia intesa come libertà sembra non esistere, nonostante Goliarda da bambina non abbia frequentato le scuole dell’obbligo perché cresciuta proprio da una madre anarchica. Le privazioni del gabbio fanno scaturire nei personaggi legami profondi fondati sulla solidarietà femminile. Le tre una volta fuori dal carcere cercheranno di ricreare quel microcosmo selvaggio, grezzo e per loro libero-la doccia nude nel retrobottega del negozio di Barbara, la cena subito dopo la doccia, le passeggiate in luoghi isolati-. Ma potrebbe essere una libertà illusoria la loro. Roberta è sempre più vittima della droga e del suo credo politico, Barbara è riuscita a realizzare il sogno di aprire una profumeria in borgata ma ben presto sentirà di nuovo il richiamo della delinquenza. Goliarda continua a non avere soldi e a vedere non pubblicati i suoi scritti. Dove risiede allora la libertà? Probabilmente per Martone essa è uno state of mind, ma quanto le donne del film sono mentalmente libere? Si può veramete essere liberi? Quanto i condizionamenti sociali ci limitano? Cosa significa essere liberi? Facendo scaturire nello spettatore tali domande Martone realizza un film filosofico, che non fornisce risposte, che sprona alla discussione.
In tale incandescente marasma filosofico la figura della Sapienza è una specie di occhio esterno che osserva ciò che accade davanti a lei, osserva la sua nuova vita distaccata dai salotti che oggi definiremo radical chic, ne registra gli umori, è l’allegoria dello spettatore che guarda il film, è la macchina da presa di Martone. È l’artista che piega la vita all’arte, in questo caso letteraria.
Mario Martone descrivere Goliarda come un alieno sceso in terra. Un essere sconnesso, consumato dalla vita, estraneo ad ogni contesto. Odia i salotti bene in cui viene invitata, in prigione inizialmente è totalmente spaesata, gira per le strade romane come fosse una straniera, è una scrittrice ma è estranea al mondo dell’editoria. Vive accaldata e assonnata, costantemente bisognosa di bere caffè per darsi energia. Fa caldo a Roma nell’estate del 1980, le cicale sono assordanti. La sua casa è piena di libri, è disordinata, con i posaceneri colmi di mozziconi di sigarette fumate voracemente, essa non rappresenta un nido sicuro. Goliarda ha lo sfratto perché non può più permettersela e al suo interno vive sprazzi di lancinante solitudine.
È un film nervoso “Fuori”, con i personaggi in continuo movimento tra le strade di Roma, personaggi che camminano molto tra le piccole stradine della città che poi sfociano nelle piazze bagnate dalla luce accecante del sole. Stanno molto al bar le donne del film, bevono whisky con ghiaccio e si spostano in macchina dal centro alla borgata e viceversa. Si sdraiano al sole, vomitano perché strafatte di eroina, cantano stornelli romani ai loro maschi davanti al carcere…vivono nonostante tutto e tutti la loro ineluttabile esistenza femminile creando un universo uterino dove non c’è quasi spazio per il maschio.
“Fuori” è meravigliosamente disordinato con quel suo incedere frammentario, che fa a brandelli la classica linearità narrativa. Un film girato come fosse un kolossal, pieno di inquadrature potenti, dettagli, primissimi piani, tagli di montaggio furiosi, grandangoli che ingigantiscono piazze e palazzi. I personaggi sono costantemente messi in relazione con gli spazi in cui vivono, come in Antonioni.
Degna di nota la performance di Matilda De Angelis nel ruolo di Roberta, creatura inquieta, problematica, sfuggente, generosa ed egoista, una specie di versione giovane del personaggio interpretato dalla Magnani in “Nella città l’inferno” di Renato Castellani.

VOTO: 8.5

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