ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“FREAKS” DI TOD BROWNING

Anno di produzione: 1931
Con: Olga Blacanova, Harry Earles

Tod Browning è tra i massimi esponenti del cinema americano degli anni di Roosvelt. Tra le sue opere più incisive e che maggiormente rispecchiano il suo gusto particolare, indirizzato a descrivere la mostruosità umana, sia dal punto di vista fisico che psicologico, c’è sicuramente “Freaks”.
Nel 1931 Browning avrebbe dovuto girare “Arsenio Lupin”, ma preferì dedicarsi alla realizzazione di “Freaks” di cui la MGM aveva acquistato i diritti. Il film è tratto da un romanzo di Tod Robbins. Gli sceneggiatori stravolsero il romanzo di partenza lasciando però la scena della festa di nozze tra un uomo affetto da nanismo e una donna.
“Freaks” è il racconto allucinato e allucinante di un gruppo di deformi che si esibiscono in un circo. Tra gli artisti c’è anche la bellissima Cleopatra che seduce il nano Hans, ma in realtà è interessata alla sua eredità. Nel frattempo tra i vari componenti del circo nascono storie d’amore, di tradimenti e delusioni, sino ad uno sconvolgente finale.
Le riprese ebbero inizio nel 1931, le proiezioni di prova furono disastrose, il regista fu costretto a tagliare circa trenta minuti di pellicola, andando a rimaneggiare soprattutto il finale concepito in maniera notevolmente più gore. Nonostante questo Hollywood bollò Browning come un autore scomodo e commercialmente non valido, portandolo in futuro a lavorare sempre meno.
La leggenda narra che alle prime proiezioni per il pubblico molti spettatori si sentirono male. Nella Germania nazista fu vietato dal 1933 al 1945 e nel Regno Unito fino al 1964. In Italia venne mostrato per la prima volta nel 1983 su Rai3 introdotto da Enrico Ghezzi.
“Freaks” nonostante i suoi 94 anni di vita rimane un film scioccante, Browning affronta senza mezzi termini il tema della “diversità”, usa veri “fenomeni da baraccone” e li descrive con umanità, non privi di sentimenti negativi, li normalizza rendendoli meno moralmente mostruosi dei “normali”.
Una fiaba nera crudele e al tempo stesso commovente e romantica. Tecnicamente ineccepibile e moderna.
Lourcelles lo definì un film di carne e desiderio, di peccato e violenza.
Oltre al romanzo di base “Freaks” è anche il frutto della passione del suo regista per il circo, gli acrobati e i saltimbanchi.
Durante le riprese numerosi furono i problemi generati dagli attori e dalle loro deformità. Lo scrittore F.S. Fitzgerald trovandosi nella mensa dei teatri di posa dove si girava “Freaks” rimase sconvolto dalla visione degli attori, tanto da chiedere che venisse costruito un locale solo per loro.

“Un oltraggioso assalto ai sensi, ai sentimenti e agli stomaci dello spettatore”
(Hollywood Report)

Sotto la coltre di violenza fisica e psicologica c’è una storia che spinge lo spettatore ad essere parte attiva del racconto. È praticamente impossibile trovarsi davanti a “Freaks” e alle sue potenti immagini senza provare un sottile terrore ma al tempo stesso essere assaliti dal disagio di provare tale emozione perché i mostri rappresentati non hanno sentimenti diversi dai nostri.
Un’opera che immerge chi la guarda nelle profondità dell’Io, nelle nostre zone d’ombra, e ci fa comprendere che siamo tutti un pò dei freaks.

“Il più famoso film di mostri di tutta la storia del cinema. Sono, quelli che vedrete non senza raccapriccio, tutti mostri veri: cioè esseri umani deformi, scherzi di natura come l”uomo scheletro, l’uomo uccello ecc”
(Enrico Ghezzi)

VOTO: 10

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