“DRACULA” DI RADU JUDE
Anno: 2026
Con: Adonis Tanta, Gabriel Spahiu, Oana Maria Zaharia
In una Romania chiassosa, antica e moderna al tempo stesso, si alternano una serie di sketch volgari, ironici, politici, dissacranti, filosofici, grotteschi e blasfemi su Dracula e su altri personaggi.
Un regista in crisi creativa decide di affidarsi all’ IA per realizzare un film sul conte Dracula. Tra richieste assurde dello strambo regista e rielaborazioni artificiali altrettanto pazze, Dracula è il personaggio messo in scena da una sgangherata compagnia teatrale, poi un prete mascherato che rapisce una giovane donzella, poi un capitalista spietato…tutto questo in un magma cinematografico snervante ed eccessivo, che gioca imperterrito con lo spettatore mettendone a dura prova la sopportazione (la durata è di quasi tre ore, i personaggi non parlano ma urlano, la narrazione non rispetta nessuna regola cinematografica prestabilita).
Animazione, riprese smaccatamente digitali, i trucchi cinematografici impudicamente messi in evidenza, Jude sa benissimo che dal 1895 ad oggi tutto è stato sceneggiato, prodotto, girato, distribuito, e per questo realizza un film che è la pietra tombale del cinema classico, di quello indipendente e di quello festivaliero, e al tempo stesso è un’opera pionieristica e citazionista.
Il nuovo cinema di Jude omaggia e prende per il culo il cinema passato. Hollywood con il Dracula di Coppola viene genialmente dissacrato, mentre dappertutto troviamo echi del grande Ed Wood. Lo stesso regista ha dichiarato che se “Kontinental ’25” era la sua risposta a Roberto Rossellini , “Dracula” è la sua lettera d’amore a Ed Wood.
Che senso ha ritrasportare sul grande schermo un classico della letteratura, letto e riletto da milioni di persone e portato al cinema da autori come Murnau (un classicone del cinema mondiale), Coppola (il più estetizzante ed eccessivo), Herzog (il più metaforico e politico), Polanski (che fece una parodia del conte Dracula), Argento (che ha rielaborato il classico di Stoker con un’estetica simile ai film porno della Salieri), Larraín (geniale quasi quanto Jude), Eggers (con un Nosferatu femminista), Besson? Per il regista rumeno non ha alcun senso, ed è per questo che il suo Dracula è qualcosa di mai visto, un’estremizzazione metacinematografica sulla ripetitività della settima arte, sulla mancanza di ispirazione, sulle nuove tecnologie che invadono il vecchio modo di produrre idee, ma che non sempre funzionano come dovrebbero.
Si può partire dalla storia di Dracula per parlare dell’attuale Romania? Della dittatura invadente di Trump? Del capitalismo che è ancora potente all’interno di quasi tutti i sistemi lavorativi, della Chiesa e del suo credo totalitario ed invadente? Si, Radu Jude lo fa.
“Resurrection” di Bi Gan, altro lungometraggio se vogliamo di vampiri, ci ha mostrato come il cinema sia un’arte in grado di risorgere sempre dalle proprie ceneri, di rigenerarsi anno dopo anno, morire e rinascere nei secoli dei secoli. Ed è proprio il film di Gan l’opera concettualmente più vicina a “Dracula”. Entrambe le pellicole parlano della storia del cinema, la vampirizzano, la rivitalizzano, la rendono immortale. Anche “Resurrection” passa da un segnento all’altro creando caos, l’annientamento del “senso” di ciò che si guarda è sempre presente, eppure un senso c’è, ed è estremamente politico.
Come dichiarato dal regista “Dracula è il film stesso”, una creatura succhiasangue in cui si agitano tutte le idee e le possibilità delle immagini odierne in una miscela incandescente di storie bizzarre, anarchiche e scorrette. Le donne vengono etichettate come troie, un enorme dildo si ficca nel culo di un prete, i “padroni” non hanno alcun rispetto per i loro dipendenti…ancora una volta per il regista non c’è da aspettarsi molto dalla fine del mondo, il mondo sta già collassando. Bisogna piuttosto pensare a quando finirà la fine del mondo.
VOTO: 9
