ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“CLIMAX” DI GASPAR NOÈ

Anno:2018
Con: Sofia Boutella,Romain Guillermic

“E chi porta in sè Bacco, fa balzare correndo dal tirso la fiamma che leva in alto della sua face di pino, ed eccita con la danza e col grido richiama gli erranti gettando all’indietro l’onda lussureggiante dei suoi capelli che si sollevano in aria” (Euripide, “Le Baccanti”).

Secondo il filosofo Michel Foucault in ogni società esistono luoghi reali dove trascorrere la frenetica vita quotidiana ma anche luoghi reali che funzionano come “contro-luoghi”.
Questi “luoghi non luoghi” o “spazi altri” sono i luoghi eterotopici: spazi privilegiati, sacri, dove il tempo assume connotazioni diverse.
Come diceva Jole Orsenigo le eterotopie hanno la capacità di sospendere la realtà per farne viverne un’altra opposta e contraria.
Se per Faucault esse sono la fonte di una sosta, una pausa, un luogo dove potersi rifugiate in un momento di crisi, per Gaspar Noè sono spazi dove il tempo assume connotazioni diverse ma anche ambienti in cui esplodono implacabili ed ineluttabili le brutture degli esseri umani.
Volontariamente confinati in uno spazio materiale che poi diventerà psico fisico i personaggi di “Climax” saranno i portatori del caos all’interno di un microcosmo apparentemente tranquillo.
24 personaggi, uomini e donne di diverse etnie, accomunati dalla stessa passione: la danza.
Essa per Gaspar Noè, come per il Luca Guadagnino di “Suspiria” è un atto pagano, di smascheramento, una forza che deve spaccare il naso alla perfezione, dove i danzatori si trasformano in coloro che mettono in atto una dramma che si fa il manifesto delle piccolezze/debolezze dell’essere umano.
L’erotomane, i neri portatori di un black power parossistico, le lesbiche incazzose, i gay che si comportano come macchiette…sono tutti stereotipi che Noè rinchiude radicalmente in un ambiente claustrofobico.
Animali in stato di alterazione psichica che ben presto si sbraneranno tra di loro in un processo di distruzione ed autodistruzione apocalittico.
Un film orgogliosamente e ironicamente francese che rappresenta il peggio della Francia e dell’Europa.
Omofobi, fascistoidi, razzisti, ipocriti, fintamente progressisti, inaccoglienti, la Francia maledetta degli anni 90 (il periodo storico in cui è ambientato “Climax”) è in maniera preoccupante anche quella di oggi, così come lo è l’attuale Europa.
“Climax” è la frattura definitiva tra il bene ed il male, è la rappresentazione acida di un’umanità sotto l’effetto di una droga che favorisce la dissolutezza e la violenza; un film dionisiaco dove le danze dei protagonisti sono disarticolate e sconnesse, fuori da ogni regola e quindi libere.
C’è poca estasi e molta follia nell’ultima mastodontica opera di Gaspar Noè che continua ad essere fedele alla sua riconoscibile tecnica cinematografica (i piani sequenza interminabili, gli attori che improvvisano, le inquadrature a piombo, la macchina da presa capovolta, la camera a mano costantemente in movimento, le dissolvenze) ma che con “Climax” ha partorito il film più dannatamente ironico e politico di tutta la sua carriera.
Irreversibilmente bello.

VOTO: 10

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