ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“BELLISSIMA” DI LUCHINO VISCONTI

Anno di produzione: 1951
Con: Anna Magnani, Walter Chiari, Alessandro Blasetti

Roma anni Cinquanta, Maddalena è una donna del popolo che vuole a tutti i costi far diventare famosa la piccola figlia.
“Bellissima” è un film costruito su Anna Magnani, come fu “L’Amore” di Roberto Rossellini. Visconti compone un ritratto su misura dell’attrice. Il film nasce da un soggetto scritto da Cesare Zavattini che si ispirò ad un fatto realmente accaduto. Circa due anni prima della stesura della sceneggiatura il regista Blasetti (presente nel film nel ruolo di se stesso) stava cercando una bambina per il lungometraggio “Prima comunione”. Provinando svariate ragazzine ebbe a che fare con una madre piuttosto invadente che voleva imporre a tutti i costi la figlia definendola costantemente bellissima. Il soggetto originale venne più volte rielaborato dagli sceneggiatori (D’Amico, Visconti, Rosi) e un notevole contributo ai dialoghi lo diede anche la Magnani. Luchino Visconti veniva dall’insuccesso commerciale di “La terra trema” e aveva difficoltà a realizzare un nuovo film. Quando il produttore gli propose il soggetto di Zavattini, Luchino accettò di metterci mano e di girare il film soprattutto perché voleva lavorare da tempo con Anna (che doveva essere la protagonista del suo “Ossessione”, ruolo poi andato a Clara Calamai). Era curioso di sapere come sarebbero stati i loro rapporti che poi vennero definiti dallo stesso Visconti come “felicissimi”. La collaborazione con il regista fu probabilmente l’unica in cui l’attrice non ebbe contrasti con chi la dirigeva. Tutto “Bellissima” è su Anna, viene quasi completamente azzerato il campo e controcampo nei dialoghi, la macchina da presa resta costantemente sull’attrice. Un ritratto amaro, ma non privo di squarci comici, di una popolana alla disperata ricerca di un riscatto sociale, una donna relegata al ruolo di moglie/madre in una Italia post bellica non ancora invasa dal boom economico e che riversa sulla figlia un desiderio tutto suo: diventare un’attrice. La Magnani riesce ad esprimersi in pieno nel ruolo di Maddalena, ha una recitazione istintiva. Seppe mettersi al livello degli altri attori non professionisti portandoli al suo stesso livello. È indubbia comunque la mano di Visconti che la diresse sapientemente, riuscendo in alcuni momenti a contenerne l’istrionismo.

“Il rapporto tra Visconti e la Magnani era molto divertente. Due caratteri fortissimi. Era bello vederli lavorare insieme. Niente scenate, niente scontri, però la Magnani era molto intelligente e Visconti pure. Visconti sapeva che Anna gli portava la sua personalità e genialità, e naturalmente sapeva come prenderla. Con una personalità così forte, il regista deve sapersene servire, ma allo stesso tempo darle spazio, e quindi l’equilibrio tra le due esigenze era abbastanza divertente”
(Franco Rosi)

Fondamentale fu l’apporto di Anna nella scelta dell’attrice che avrebbe interpretato sua figlia. Fra tante l’attrice individuò subito Concetta Apicella, che aveva appena compiuto cinque anni. La trovò la più semplice e la più impaurita, quindi quella più adatta al ruolo.
“Bellissima” possiede squarci di una modernità prorompente. La descrizione del mondo dello spettacolo è impietosa e spietata, viene rappresentato un microcosmo feroce dove le persone vengono usate in base alle esigenze artistiche, dove la probabilità di deludere chi ne vuole far parte è sempre in agguato. Un mondo che usa le persone e poi le getta via quando non ne ha più bisogno (importante in tal caso il ruolo della giovane montatrice ed ex attrice). Maddalena dopo una serie di sacrifici si rende conto dell’orrore che ha vissuto. L’hanno sfruttata, hanno definito la figlia brutta, hanno attuato su una bambina quello che oggi verrebbe definito bodyshaming. La donna, ormai distrutta, è seduta con la figlia su una panchina fuori dagli studi di Cinecittà e grida “Aiuto!” esplodendo in un pianto. Maddalena si rende conto di aver messo a repentaglio la sua moralità e genuinità, ha sfruttato la figlia, l’ha costretta a stremanti lezioni di recitazione e danza, ma si è resa conto di essere stata a sua volta sfruttata anche economicamente da sedicenti agenti cinematografici. Maddalena è ormai disgustata, ha ormai chiaro tutto il brutto della società dello spettacolo. I giochi di potere, la superficialità del mero giudizio estetico, i compromessi a cui è scesa l’hanno minata. La protagonista preferisce il suo appartamento scalcinato nella periferia romana, preferisce crescere la figlia come una bambina qualsiasi, lasciandola magari libera in futuro di cercare in autonomia il suo riscatto sociale. La solidarietà del popolo si sostituisce all’egoismo di chi è ai piani alti della società.

VOTO: 10

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *