ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“BABYGIRL” DI HALINA REIJN

Anno di produzione: 2024
Con: Nicole Kidman, Antonio Banderas, Harris Dickinson

“Oh oh tesoro
sarò la tua figura paterna (oh tesoro)
metti la tua piccola mano nella mia (mi piacerebbe)
sarò il tuo maestro predicatore (sarò il tuo papà)
qualunque cosa tu abbia in mente (mi renderebbe…)
sarò la tua figura paterna (…molto felice)”
(George Michael, “Father Figure”)

“Tutto nel mondo è sesso, tranne il sesso. Il sesso è potere”
(Oscar Wilde)

Romy ha due figlie e un marito con il quale non riesce a raggiungere l’orgasmo. È un’affermata CEO. La donna intraprenderá un rapporto BDSM (nulla di eccessivo) con uno stagista molto più giovani di lei. Una donna di potere che desidera che qualcuno eserciti un potere su di lei. Lei detiene quello economico, lui quello sessuale, quest’ultimo è più deflagrante perché in grado di distruggere il “perfetto” nucleo famigliare di Romy nonché spodestarla dal ruolo lavorativo che si è guadagnata. Romy potrebbe perdere tutta la sua vita iper borghese e forse anche questo la eccita. Il suo toy boy è ricattatorio, provocatorio, a tratti sembra volerla annientare perché lei è potente e ricca, al tempo stesso anche lui rischia, ad esempio il posto di lavoro. Se si scoprisse che ha una liaison con la capa probabilmente verrebbe licenziato, lei potrebbe licenziarlo. Inizia così una danza di sesso, sottili ricatti e incertezze. Tramite il giovane peró la protagonista riuscirà ad aprirsi al marito. Il lieto fine è servito, Romy riesce a far capire al marito come vuole essere scopata, il suo sottoposto cambia lavoro e si trasferisce in un’altra città e la protagonista nella sua immaginazione continua a sentirsi la sua cagna.
Nonostante l’attuale rivoluzione femminista, figlia anche del movimento MeToo, la Reijn continua a descrivere i desideri sessuali di una donna, anche se non convenzionali, come il risultato di disturbi psichici o traumi pregressi. Raramente questo accadeva in film che narravano della sessualità maschile (Michael Douglas in “Attrazione fatale” non aveva nessun disturbo mentale, la psicopatica in “Mai con uno sconosciuto” era la De Mornay e non Banderas, Demi Moore era la cattiva in “Rivelazioni”…). Per la regista/sceneggiatrice la donna non riesce a liberarsi del tutto dalle convenzioni sociali che la intrappolano e condizionano sin da bambina. Il film non è interessato a narrare quello che è uscito fuori recentemente da uno studio approfondito sulle persone che praticano BDSM e derivati. Negli ultimi anni la letteratura scientifica ha posato una nuova luce sul tema, essa è meno patologizzante e giudicante e affronta il tema dal punto di vista biopsicosociale. Biologicamente gli uomini tendono ad essere quelli più dominanti e le donne preferiscono essere dominate. Psicologicamente invece sembra che chi pratica il sadomasochismo sia più estroverso e meno intimorito dal rifiuto. Culturalmente gli ultimi studi fatti dicono che le persone che amano tali pratiche hanno una cultura elevata e almeno una laurea. “Babygirl” è più interessato alla descrizione del gioco di potere che si instaura tra i protagonisti e a descrivere un mondo del lavoro, quello delle grandi multinazionali, che dietro la facciata democratica nasconde implacabili giochi di potere e manipolazioni tra capi e sottoposti e viceversa.
Chi ne esce vincente da “Babygirl” è Nicole Kidman che ci regala un’interpretazione mastodontica.

VOTO: 7

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