“AMARGA NAVIDAD” DI ALMODÓVAR
Anno: 2026
Con: Leonardo Sbaraglia, Bárbara Lennie, Aitana Sánchez-Gijón, Rossy De Palma
Emicranie, attacchi di panico, farmaci, morte, ospedali, suicidi, appartamenti di design, omomosessualità, striptease, Madrid, Lanzarote, citazioni cinematografiche (“L’occhio che uccide” di Powell e “Persona” di Bergman), le autocitazioni (“Parla con lei”, “Gli abbracci spezzati”, “Dolor y gloria”), improvvisi squarci ironici, la solidarietà femminile, i processi creativi, le crisi esistenziali e artistiche; c’è tutto questo nel ventiquattresimo lungometraggio di Almodóvar. Pedro è definitivamente un marchio estetico, etico e narrativo, come Refn, come Sorrentino. I suoi film sono tutti uguali e tutti diversi, continuano imperterriti a fare ciò che per Carmelo Bene non si poteva fare: fare cinema con il cinema.
Elsa è una regista di spot pubblicitari che ha girato due film di culto. È fidanzata con l’accudente Bonifacio, pompiere e stripper, soffre di emicranie, non ha ancora rielaborato il lutto per la morte della madre e dopo un ricovero in ospedale e un attacco di panico, decide di trasferirsi a Lanzarote, prima con un’amica in crisi coniugale, poi con un’altra amica che ha perso tragicamente il figlio. Le terribili vicissitudini delle persone che la circondano le ispirano una storia da trasportare al cinema. La donna si metterà così a scrivere una sceneggiatura. Ma Elsa in realtà non esiste, è il frutto di un’altra sceneggiatura che sta scrivendo il famoso regista Raúl. Quest’ultimo è un uomo di mezza età in crisi creativa. Raúl è l’alter ego di Almodóvar.
In “Amarga Navidad” torna il tema affrontato recentemente da Gan in “Resurrection” e da Radu in “Dracula”: il cinema come atto vampiristico. La settima arte si nutre di se stessa ( il citazionismo) e della vita degli altri. Per Almodóvar le persone “normali” vivono in un perenne stato di turbolenza emotiva, non hanno la possibilità di uscire dal loro dolore, gli artisti invece sanno bene che la vita è crudele, loro stessi ne portano i segni sul corpo e nella psiche, ma sanno anche che l’esistenza è più o meno spietata se la si subisce o se la si trasforma in finzione.
“Amarga Navidad” è un film matrioska: passato, presente, realtà e finzione si succedono creando un marasma emotivo incandescente. La linearità glaciale del precedente “La stanza accanto” viene decostruita, la potenza pittorica delle immagini è rimasta.
Almodóvar ha girato un’opera cubista. ll film è una specie di labirinto metanarrativo a specchi. I personaggi sono proiezioni l’uno dell’altro, essi frammentano l’identità di Almodóvar in modo simile a un’opera cubista.
Il cinema è vita, è la vita. Ad ogni costo.
VOTO: 8.5
