ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“A QUIET PASSION” DI TERENCE DAVIES

Anno: 2016
Con: Cynthia Nixon

“Sarei più sola senza la mia solitudine”
( Emily Dickinson)

Terence Davies costruisce con maniacale precisione un biopic da camera sulla vita della poetessa americana Emily Dickinson e sotto l’apparente semplicità della messa in scena cela un linguaggio cinematografico complesso che alterna le inquadrature a piombo alle carrellate circolari, il morphing ai campi totali.
Davies ama la sua eroina, riesce perfettamente nel compito arduo di sondarne il difficile e contraddittorio carattere e trasforma il film in un omaggio al femmineo, alla complessità delle donne, alla capacità di prendere coscienza di loro stesse in una società patriarcale, al loro modo di essere ribelli ed anticonformiste usando la parola e l’intelligenza.
Gli splendidi e profondi dialoghi punteggiano la narrazione, danno ritmo all’intero film e sono parte integrante di un abnorme affresco su una grande poetessa.
Mirabile il lavoro del regista, qui anche sceneggiatore, nel tratteggiare il progressivo e volontario isolameno della Dickinson dal resto del mondo proprio in concomitanza con il raggiungimento delle vette della sua arte.
“A quiet passion” è un’opera equilibrata, un miracoloso film che accantona la presunzione di essere arty e pur possedendo un’estetica ben precisa è privo di barocchismi o scelte azzardate, Davies conosce il mezzo cinematografico ma non è interessato nè al manierismo del cinema commerciale nè alla glacialita di quello d’autore, quello che gli interessa è rimanere perfettamente centrato sulla sua eroina.
Proprio per questo Cynthia Nixon è di una bravura stravolgente, il regista la ama quanto il personaggio che interpreta e scarnificando il filmico da ogni orpello lo riempie unicamente della sua protagonista, con le sue parole, i suoi ragionamenti lucidi e moderni, con le sue paure, con il suo struggente desiderio di vita nonostante la voluta solitudine.
“A quiet passion” è un lavoro empatico che penetra nella sua protagonista e descrive mirabilmente il desiderio e l’angoscia di una creatura misteriosa.
Emily irriverente, Emily innamorata non corrisposta, Emily che rifiuta gli altri, Emily in grado di essere abrasiva e allucinata… Terence Davies stabilisce con lei un rapporto “moderno”, si accosta ad essa senza mai trascenderla e illumina il film con sprazzi di ironia, incrocia il melò e piomba nel buio del dolore, della malattia e della morte.
Un’opera che entra dentro lentamente e ci rimane a lungo, un raffinatissimo film fuori dal tempo e dalle mode, unico nell’ essere totalmente non derivativo, mai ridondante o macchinoso, sempre magnificamente pulito e lineare.
Uno di quei lungometraggi personali e al contempo universali, un biopic lontanissimo da quelli stucchevoli di Olivier Dahan e da quelli di Pablo Larraín.
Una piccola pietra preziosa.
Da vedere perchè parla della vita.

“E infine arrivò, ma la Morte più svelta
Aveva occupato la Casa-
Disposto i suoi Arredi sbiaditi
E la sua Pace metallica-

Oh quanto puntuale, fedele fu il Gelo
Lo fosse stato altrettanto l’amore
Il Piacere avrebbe irrobustito le sbarre del Cancello
E gli avrebbe impedito di entrare”
(Emily Dickinson)

Voto: 8

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