“SPENCER” DI PABLO LARRAÍN
Anno: 2021
Con: Kristen Stewart, Jack Farthing, Sally Hawkins
La vigilia di Natale.
Natale.
Santo Stefano.
“Tre giorni, solo tre”
(Diana nel film)
Inizio anni ’90, Diana Spencer si appresta a passare le feste di Natale in una lussuosa tenuta non lontana dal luogo dove è nata e cresciuta. Ad attenderla c’è tutta la famiglia reale.
È un film di guerra “Spencer”.
È un horror “Spencer”.
È una fiaba piena di orchi “Spencer”.
È un biopic anomalo “Spencer”.
Diana è in trincea, è in conflitto con la famiglia del marito , è in guerra con il protocollo reale che deve seguire alla lettera, è in lotta con se stessa, con i suoi disturbi psichici e con i fantasmi del passato. Pablo Larraín al terzo biopic (i precedenti sono “Neruda” e “Jackie”) e al terzo lungometraggio dedicato alle donne (ancora “Jackie” e il meraviglioso “Ema”), ci trasporta in una specie di dimensione “altra”, in una bolla spazio temporale fuori dal mondo, in un enorme castello circondato dalla nebbia e dalla natura, dove la protagonista vivrà i tre giorni delle feste natalizie segregata in una gabbia dorata, che seppur dorata è sempre una gabbia. Colazioni, cene, i regali da scambiare il 24 dicembre, gli abiti da indossare, la puntualità, le tende della camera di Diana chiuse e persino cucite tra di loro per evitare che i paparazzi possano fotografarla, la caccia ai fagiani…Diana è lì, tra i membri della famiglia reale che sembrano un clan mafioso, orchi crudeli sempre pronti ad imprigionarla e giudicarla o forse sono i mostri partoriti dalla mente della donna sopraffatta dalle regole e dal potere? Ci troviamo, come in “Jackie” immersi in una pozza di ambiguità. Ma se la Jackie Kennedy del regista cileno era in grado di piegare a suo piacimento i mass media e di plasmare la sua immagine fino ad iconizzarla, pur rimanendo saldamente ancorata al ruolo di first lady, Diana è una vittima, forse più di se stessa che degli altri. Un cuoco le prepara il suo dolce preferito, la regina le fa capire che anche lei spesso sovverte i dogmi prestabiliti, la costumista la ama, tutti la considerano bella, ma Lady D. desidera le cose semplici, stravede per i figli e vorrebbe essere amata da Carlo, da sempre invece innamorato di Camilla. Pablo Larraín continua a violare le regole del biopic classico e fa a pezzi la risaputa concezione della principessa che vive una favola. La sua principessa decide di non diventare regina, vuole stoicamente creare da sola la sua identità, così facendo distrugge le figure delle fiabe. 111 minuti contrappuntati da una stupefacente e straniante colonna sonora di Jonny Greenwood, barocca e rigorosa quando ci mostra la Royal Family, free jazz e apparentemente improvvisata quando è in scena Diana (questo per esaltare lo spirito libero della donna). La regia è solida e monumentale, kubrickiana nell’essere geometrica ed elegante. Il montaggio di Sebastián Sepúlveda è in grado di dilatare le sequenze più destabilizzanti per poi farsi furioso quando deve sottolineare le turbe psichiche della protagonista. È indubbio che il cinema di Larraín sia sempre stato pronto a registrare l’orrore del reale (la dittatura di Pinochet, il lato oscuro della chiesa…), in “Spencer”, forse perchè realizzato subito dopo la serie tv “La storia di Lisey” (tratta da un romanzo di Stephen King) , il regista pur piegandoli alla sua poetica ha utilizzato tutta una serie di tòpos cari al cinema horror. Le visioni e gli incubi della protagonista, le case infestate dai fantasmi, i domestici che sembrano provenire direttamente dall’ Overlook hotel di “Shining” di Stanley Kubrick, la sostituta costumista che rimanda alla governante di “Rebecca – la prima moglie” di Hitchcock, rendono “Spencer” la prima vera pellicola horror girata da Larraín. Il lieto fine apparentemente stucchevole è in realtà un finto happy end visto che il futuro di Diana è storia. Tra soffocanti collane di perle, libri sulla vita di Anna Bolena, tavoli da biliardo e spaventapasseri, “Spencer” é disseminato da oggetti dal valore allegorico più o meno banale. La collana rappresenta il tradimento di Carlo, il tavolo da biliardo collocato tra Diana e il consorte durante una lite ne enfatizza la distanza mentale e fisica, la biografia della Bolena contiene una specie di inquietante presagio, lo spaventapasseri piantato al centro della tenuta della famiglia Spencer è prima la rappresentazione del padre della donna e poi di lei stessa, ridotta ed essere un fantoccio spersonalizzato. Un’opera claustrofobica e aliena, sostenuta da una meravigliosa Kristen Stewart che dopo “Sils Maria” di Olivier Assayas ha dimostrato una grande maturità interpretativa.
VOTO: 9
