“THE BEAST” DI BERTRAND BONELLO
Anno di produzione: 2022
Con: Léa Seydoux, George Mackay
1910
2014
2044
Tre epoche diverse, tre società diverse, tre donne diverse (o la stessa che rivive le sue tragiche vite passate), tre uomini diversi (o lo stesso nelle tre epoche narrate), tre paure differenti: quella di amare, quella del rifiuto amoroso e quella di non provare più emozioni.
La società narcisista, quella maschilista e quella spersonalizzata dall’evoluzione tecnologica. Il femminino che agisce ma soprattutto subisce in maniera diversa a seconda del periodo storico in cui si trova.
Vittima di un amore impossibile nel segmento del 1914, la protagonista verrà punita dal destino per essersi innamorata di un uomo diverso dal marito, nel 2014 sarà invece vittima di uno stalker assassino che vede in lei la possibilità di vendicarsi di tutte le ragazze che lo hanno rifiutato, nel 2044 sarà invece succube dell’A.I.
La donna messa al centro della narrazione è vista come l’agnello sacrificale delle storture sociali.
“Se mi lasci ti cancello” di Michel Gondry incrocia la prima sequenza di “Scream” di Wes Craven che incrocia David Lynch. Il disperato urlo della Seydoux rimanda a quello di Laura Palmer nel finale della terza, meravigliosa stagione di “Twin Peaks-Il ritorno”, contiene in sè tutta la disperata reazione all’ineluttabile orrore che ci circonda e attanaglia. La morte divora come una bestia famelica la vita, il male vince sul bene, il destino è nefasto. Diperatissimo Bonello!
Romantico, spaventoso, inquietante. Come in “Se mi lasci ti cancello” c’è il discorso della possibilità di agire sulle emozioni e sui ricordi narrando di una società sempre piú bisognosa di anestetizzare il dolore, ma non sempre è possibile e se lo fosse probabilmente vivremmo in un mondo come quello descritto da Cronenberg in “Crimes of the future”.
Il segmento ambientato nel 2014 è un saggio sulla costruzione della tensione che rimanda alla prima sequenza del cult “Scream”. Un’enorme villa a vetri, una ragazza sola, un uomo che la spia e si addentra nell’abitazione, il telefono che squilla. Bonello prende il cinema di genere e lo rielabora innestando in esso squarci sociologici: l’ossessione per internet, il contrasto tra l’irrazionalità dell’esoterismo (le cartomanti/veggenti) e la razionalità del web che con un clic fornisce tutte le risposte (discorso caro ad Olivier Assayas).
Partendo dalla novella “La bestia nella giungla” di Henry James, “The beast” tocca temi universali.
Un film che possiede una potenza sotterranea che lentamente esplode portando in superficie il lato oscuro dell’essere umano e dell’esistenza. Il senso di minaccia costante avvertito dalla protagonista potrebbe essere una calamità naturale (nel 1910 un alluvione inondò Parigi e un incendio distrusse la fabbrica di bambole del marito della donna, mentre nel 2014 la città di Los Angeles subì una violenta scossa di terremoto), ma anche e soprattutto l’incapacità di relazionarsi in modo sano con sé stessi e con gli altri, ormai assoggettati dalla tecnologia e dall’incomunicabilità.
Bambole, computer, piccioni del malaugurio, Parigi, Los Angeles, una discoteca con musica a tema a seconda del fittizio anno in cui la serata è ambientata, destini incrociati, dispositivi di ripresa moltiplicati (le telecamere a circuito chiuso della villa, la macchina da presa che riprende il provino della protagonista, la videocamera del computer e quella del cellulare). Paure ataviche, romanticismo estremo, pessimismo cosmico. Simbolismi e presagi, la tecnologia che non è in grado di lavorare sulla psiche umana come la filosofia e la psicologia e nel suo estremismo rischia di spersonalizzare definitivamente rendendo Zombie.
VOTO: 10
