ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“POVERE CREATURE!” DI YORGOS LANTHIMOS

Anno di produzione: 2023
Con: Emma Stone, Willem Dafoe, Mark Ruffalo

Nella Londra vittoriana, una giovane suicida viene riportata in vita dal dottor Godwin. Lo scienziato le ha trapiantato il cervello del feto che portava in grembo e le ha dato il nome di Bella. La ragazza ha atteggiamenti infantili ed esclusivamente istintivi, pur possedendo una particolare intelligenza e una capacità di apprendimento fuori dal comune. Ben presto Bella sarà desiderosa di scoprire il mondo partendo per un avventuroso viaggio che la porterà prima a Lisbona, poi ad Alessandria d’Egitto ed infine a Parigi. Nel suo peregrinare scoprirà le piccolezze umane, il capitalismo più sfrenato, le disuguaglianze sociali, il desiderio di possesso del genere maschile e molto altro orrore umano.
Esattamente come l’Ema del film di Pablo Larraín, anche la protagonista dell’ultima fatica di Lanthimos non ha alcuna intenzione di trovare l’armonia tra il desiderio e il dovere, tra l’istinto e la razionalità. Le pulsioni più animalesche e la totale assenza di raziocinio sono le caratteristiche che accomunano le donne dei due film. In “Ema” però la rappresentazione di un femminino anarchico ha una potenza maggiore perché è una storia raccontata con un registro realista, Ema è una donna dell’attuale società cilena, non è il frutto di un fantascientifico esperimento alla Frankenstein. La componente fantastica di “Povere creature!” rende in un certo senso meno potente il suo messaggio.
“Povere creature!” azzera i simboli, le metafore, il feroce cinismo che ci portava a ragionare sui limiti dell’istituzione familiare, sulla sostituibilità umana, sui giochi di potere, su tutti quegli ingredienti insomma che rendono la vita una farsa/tragedia greca.
Sino a “Il sacrificio del cervo sacro” Lanthimos inchiodava alla poltrona, costringeva lo spettatore a chiedersi cosa stesse guardando, poneva domande e non forniva risposte, era il trapano di un dentista che toccava un nervo scoperto; faceva cinema che richiedeva concentrazione e che rimaneva incollato alla materia grigia per settimane. “Povere creature!” ci spiattella tutto in faccia sequenza dopo sequenza, fino al lieto fine che azzera ogni forma di ambiguità. È un Lanthimos nuovo, che mantiene inalterate alcune componenti del suo operato passato (l’ossessione iniziale di Godwin di far vivere Bella solo all’interno della sua enorme villa senza farle avere contatto con il mondo esterno rimanda a “Dogtooth”), ma che raffredda la sua poetica in nome di una maggiore fruibilità. Le prime avvisaglie di tale cambio di rotta erano già presenti in “La favorita”, anche se quello era un film pre #Metoo e ci si poteva ancora permettere di raccontare del fallimento delle donne al potere, del loro cinismo, della loro incapacità di fare squadra…Non c’è più nulla di irritante in Lanthimos, se non le risate del pubblico in sala alla visione di peni flaccidi e cani con le zampe di un’anatra.
Abbacinante tutto l’apparato tecnico con zoom in avanti e indietro, grandangoli deformanti, la musica a tratti invadente e stordente, i costumi folli e le altrettanto pazze scenografie, queste ultime sono straordinariamente funzionali alla rappresentazione della resistenza al razionalismo che definirono l’età vittoriana, così come alla materializzazione del suo interesse verso la modernità culturale. Un’opera utopistica e positiva come l’epoca in cui è ambientata.
Yorgos Lanthimos non ci lascia più la possibilità di scegliere dove posizionarci, non è più il regista del disagio, ha smesso di far godere i cinefili duri e puri ed ha deciso di giocare con il grande pubblico, almeno per ora, speriamo.

VOTO: 5

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