ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“PLEASURE” DI NINJA THYBERG

Anno: 2022
Con: Sofia Kappel, Chris Cock, Zelda Morrison

Il mio mistero è chiuso dentro me.

Bella Cherry ha diciannove anni, è arrivata a Los Angeles dalla Svezia ed è decisa a diventare la più grande pornostar vivente. Vuole fare porno perché dice di amare il cazzo, ed è disposta a partecipare a scene hardcore pur di alzare l’asticella della sua carriera, salvo poi pentirsene quando è messa di fronte alla reale brutalità di quelle sequenze. Bella probabilmente non ama così tanto il cazzo, nè fare il porno, glielo fanno credere la strafottenza e il coraggio che contraddistinguono la sua età. Bella Cherry è un mistero, la cui apatia cela insicurezza, fragilità o forse l’esatto contrario. Impossibile comprendere se il suo iniziale sublime distacco e lo scandaloso narcisismo siano studiati o facciano parte del suo DNA. La regista difende stoicamente il mistero della ragazza. Ninja Thyberg più che concentrarsi sul dietro le quinte del mondo dell’hard, lo fa sulla  protagonista, rifuggendo dal didascalismo. “Pleasure” è un film ambiguo, pieno di concetti misteriosi e dicotomici che pongono domande più che fornire risposte: la pornografia è prevalentemente indirizzata ad un pubblico maschile ma le attrici a parità di fama vengono pagate più degli uomini, molte attrici si fanno umiliare dal sesso forte in modo consenziente ma sono veramente totalmente consezienti? Nella pornografia come nella prostituzione c’è il dato economico, di fronte al denaro tutto si trasforma in merce, il concetto kantiano secondo cui “l’uomo è da trattare sempre come fine e mai come mezzo” trova nella prostituzione la sua smentita ma la trova anche nella pornografia dato che entrambe le parti che partecipano ad un film hard vengono pagate? Difficilissimo  vivisezionare “Pleasure” ed in questo risiede la sua grandezza. Un’opera enigmatica che crea dibattiti. Tra un’estetica alla “Spring breakers” e sprazzi documentaristici, la Thyberg lascia fuori dai fotogrammi del lungometraggio il sentimento, non c’è amore in “Pleasure”, c’è la ricerca del piacere e la strada per arrivare ad esso è tortuosa, è un tragitto cristologico accompagnato da musica sacra, un percorso ricco di ostacoli e contraddizioni, soprattutto se percorso da una diciannovenne.
“Pleasure” è la narrazione spietata dell’enigma della mente umana e dell’ età acerba.

“Forse la differenza tra me e le altre persone è che ho sempre chiesto di più al tramonto. I più spettacolari colori, quando il sole incontra l’orizzonte. Forse è questo il mio unico peccato”. (“Nymph()maniac”, Lars Von Trier)

VOTO: 8

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