“MISERICORDIA” DI EMMA DANTE
Anno di produzione: 2023
Con: Simone Zambelli, Simona Malato, Tiziana Cuticchio, Milena Catalano
Una donna viene brutalmente picchiata tra le montagne e il mare di un paese della Sicilia. Stacco. Un neonato piange adagiato nell’insenatura di una roccia. Stacco. Quel bambino è diventato Arturo, un giovane ipercinetico ed epilettico che vive in una baracca con tre prostitute. Il loro pappone, il padre di Arturo, le domina e spaventa, terrorizzando anche il figlio.
Per la seconda volta nella sua carriera, un testo teatrale di Emma Dante diventa un lungometraggio. La Dante si libera delle quattro mura del teatro per esplodere nella natura selvaggia, e per la terza volta mette in primo piano l’universo femminile. Donne carnali, brutte, difettose, terrene e forti anche se schiacciate dal patriarcato.
“Donne piccole come stelle
c’è qualcuno che le vuole belle
donna solo per qualche giorno
poi ti trattano come un porno.
Donne piccole e violentate
molte quelle delle borgate
ma quegli uomini sono duri
quelli godono come muli.
Donna come l’acqua di mare
chi si bagna vuole anche il sole
chi la vuole per una notte
c’è chi invece la prende a botte.
Donna come un mazzo di fiori
quando è sola ti fanno fuori
donna cosa succederà
quando a casa non tornerà.
Donna fatti saltare addosso
in quella strada nessuno passa
donna fatti legare al palo
e le tue mani ti fanno male.
Donna che non sente dolore
quando il freddo gli arriva al cuore
quello ormai non ha più tempo
e se n’è andato soffiando il vento.
Donna come l’acqua di mare
chi si bagna vuole anche il sole
chi la vuole per una notte
c’è chi invece la prende a botte.
Donna come un mazzo di fiori
quando è sola ti fanno fuori
donna cosa succederà
quando a casa non tornerà”
(Mia Martini, “Donna”)
In molti film degli ultimi anni i ragni e le ragnatele sono le metafore della figura materna e della complessità della psiche umana. In “Spider” di Cronenberg, in “Enemy” di Villeneuve, in “Beau ha paura” di Aster sono presenti ragnatele e ragni, cosi come genitrici feroci, assenti, castranti. Il ragno, soprattutto dopo essere stato rappresentato nelle opere realizzata da Bourgeois (enormi sculture collocate in varie piazze del mondo), è l’allegoria della maternità assoluta.
Arturo ha perso la madre naturale ma ne ha acquisite tre che avranno un ruolo fondamentale nella sua formazione. Il suo costruire enormi ragnatele con fili di lana colorati, esattamente come faceva Ralph Fiennes in “Spider”, è la rappresentazione di un uomo imprigionato nella ragnatela della sua psiche e in una gabbia sociale. La bestialità maschile e la malattia psicofisica lo attanagliano.
Emma Dante parla di violenza sulle donne, della costruzione di una famiglia matriarcale e relega gli uomini a figure secondarie e transitorie. Non generalizza descrivendoli esclusivamente come creature negative, così come le sue “femmine” non sono solo sante. Nel delineare tutto questo la regista palermitana utilizza un realismo quasi magico, fa della natura un’altra protagonista del film, apre costanti squarci poetici nella narrazione e nella realizzazione di sequenze con gli attori che sembrano fare performance di Body Art; il loro corpo è il luogo del simbolico: la Dante utilizza i corpi come mezzi per sondare le esperienze dell’essere umano, per esplorare le pulsioni vitali, di resistenza e per liberare tutti i flussi vitali repressi da una società piena di povertà e di violenza.
Gli ultimi minuti di “Misericordia” posseggono nuovamente i limiti che avevano caratterizzato “Le sorelle Macaluso”. Esplode il simbolismo esplicito, la drammaticità della situazione diviene facilona e scontata, il lirismo visivo è banale e ridondante.
VOTO: 7
