ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“MISERERE” DI BABIS MAKRIDIS

Anno: 2018
Con: Yannis Drakopoulos, Evi Soulidou

LA TRAGEDIA DI UN UOMO RIDICOLO.

“Miserere” si immerge scarno, ironico e dolente nella mente di un uomo che avverte se stesso solo attraverso il dolore e l’infelicità.
La ricerca della pietà degli altri lo porterà a compiere atti tragi-comici e a farsi il ritratto di una società fondata sull’indifferenza dove anche chi ha un’ esistenza agiata, lontana dalle problematiche economiche che hanno affossato mezza Europa e la Grecia (dove il film è ambientato), subisce una sua personale crisi e compie atti estremi per sentirsi viva.
Fare e farsi del male è l’unico mezzo attraverso il quale il protagonista sente di avere un ruolo nel suo piccolo mondo e soprattutto è il solo modo per mettersi in connessione con il prossimo e con se stesso.
Disperarsi, distruggere ogni spiraglio di serenità e non gioire delle cose positive dell’esistenza è quello che stoicamente fa il protagonista di “Miserere”.
Babis Makridis è perfettamente integrato nelle tematiche care al nuovo cinema greco e anche lui tramite pochissimi dialoghi, scenografie asettiche ed un numero ristretto di personaggi, costruisce un’opera che usa il paradosso per farsi l’occhio che deforma il quotidiano e che descrive una società popolata da persone che hanno bisogno di sentirsi connesse le une alle altre ma al contempo sempre piú chiuse nel loro universo.
Una dicotomia che spiazza.
Un film sulla disperata ricerca dell’empatia in un mondo apatico che si accorge dell’altro solo quando quest’ultimo soffre e nonostante questo raramente lo aiuta.
Senza nessun moralismo Makridis fonda “Miserere” su una serie di inquadrature ripetitive così come ripetitivi sono gli atti che il protagonista compie, una ritualità che conduce lo spettatore ad un finale shock che non lascia scampo.
Un film compulsivo ossessivo esattamente come il suo protagonista, un requiem spietato ma ironico, una black-comedy che si muove in perfetto equilibrio tra ironia e tragedia, originalissimo nel ritrarre i meandri della mente di un uomo masochisticamente disperato.
Struggersi per il risveglio dal coma dell’amata moglie, impedire in modo subdolo al proprio figlio di avere un futuro come pianista, abbandonare in mare l’adorato cane, muoversi in punta di piedi tra compiere il bene, aiutando i suoi clienti, ed il male, sono gli unici mezzi a sua disposizione per sentirsi vivo e compreso.
L’insostenibile pesantezza della felicità e della serenità lo porterà persino a cambiare un quadro nel suo studio perchè raffigurante un paesaggio rassicurante, tale opera verrà sostituita dall’ immagine di una battello immerso in una tempesta.
“Miserere” è un lungometraggio sull’ambiguità della mente umana e dell’esistenza, uno squarcio brutale che sovverte convenzioni sociali, morali e psicologiche.

VOTO: 10

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