ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“MADRE!” DI DARREN ARONOFSKY

Anno: 2017
Con: Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Ed Harris, Michelle Pfeiffer

“In principio Dio creó il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre coprivano l’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque”(dal libro della Genesi).

Esiste ancora un cinema coraggioso e allegorico, quindi prezioso come un diamante purissimo, esiste ancora chi è in grado di scrivere e dirigere un sontuoso requiem cinematografico che si fa metafora dell’attuale situazione socio-politica mondiale, esiste chi è in grado di usare l’horror e piegarlo ai propri bisogni creativi, esiste Darren Aronofsky.
“Madre!” è un incubo ad occhi aperti, una storia imponente sulle origini del mondo, sulla natura messa a dura prova dalle barbarie dell’essere umano, sul processo creativo di un’ artista, sull’ossessione, sull’aviditá dell’uomo, su una bergmaniana crisi di coppia, sui desideri borghesi di una donna e sulla fama e le sue conseguenze.
Dietro l’apparente caos narrativo che sembra aleggiare sul film c’è in realtá un lavoro di scrittura chirurgico, che non lascia nulla al caso.
Aronofsky si serve in maniera spudorata di tutto quello che l’attuale tecnica cinematografica puó offrirgli e attraverso gli effetti speciali, lo sconvolgente uso del sonoro che diventa un vero e proprio assalto ai nervi dello spettatore e la fotografia digitale che dá una dimensione grezza alle immagini, materializza sul grande schermo ogni incubo che la sua mente ha precedentemente partorito; che sia esso un cuore gigante che pulsa nelle pareti di una casa o il corpo divorato e ridotto a brandelli di un neonato.
Lui (il poeta, l’artista, Dio) e Lei (la madre, la moglie perfettina, la Madonna), vivono isolati dal resto del mondo in una specie di Eden, il look della Lawrence è palesemente ispirato a quello delle Tre Grazie del dipinto di Botticelli “La primavera”, dove custodiscono gelosamente una pietra preziosa (la mela, il frutto del peccato).
Lui sta vivendo una profonda crisi creativa, Lei vorrebbe essere la sua musa, la loro apparente tranquillitá, soprattutto quella della donna, verrá fatta a pezzi dall’arrivo di un medico (Adamo), di sua moglie (Eva) e dei loro due figli maschi (Caino e Abele) e da quel momento nulla sará piú come prima.
“Madre!” è una rappresentazione mentale allucinata, un’opera di rottura in grado di introdurre il caos nell’ordine.
È l’analisi di un’umanitá malata e ci mostra in maniera dirompente ció che non riusciamo piú a vedere perchè accecati dalla superficie delle cose.
Aronofsky dá libero sfogo alle sue passioni/ossessioni scaraventando lo spettatore in un abisso, attuando una riflessione filosofica che si tramuta nel suo capolavoro maledetto ed incompreso.
Isterico e concettuale come il migliore Andrzej Zulawski, metaforico e politico come il cinema di Bunuel, “Madre!” è un lungometraggio che ama farsi odiare, un atto autoriale masochista, un affresco bestiale e spiazzante che non vuole passare inosservato.
Tanta, troppa carne sul fuoco ed il regista lascia che si bruci cosí come nel finale dá in pasto alle fiamme i suoi personaggi, la loro casa e quindi il pianeta terra in un’ apocalisse agghiacciante.
Dalle sue ceneri si genera peró un nuovo mondo, in una circolaritá dell’esistenza che rimanda al nastro di Moebius.
La Genesi, le piaghe d’Egitto, la maternitá, l’uomo e la donna, la famiglia, la guerra, l’immigrazione, la natura…siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti gli incubi ci dice Darren Aronofsky.
È esplosa una bomba nel mondo del cinema e si chiama “Madre!”.
Supremo!

Voto:10

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