ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“L’HOTEL DEGLI AMORI SMARRITI” DI CHRISTOPHE HONORÉ

Anno: 2019
Con: Chiara Mastroianni, Vincent Lacoste, Camille Cottin, Carole Bouquet

How deep is your love?

Nel 1999 Chiara Mastroianni interpretò Mademoiselle de Chartres in uno dei numerosi adattamenti cinematografici del leggendario romanzo “La principessa di Cleves” di Madame Lafayette (curiosa coincidenza anche Honoré nel 2008 trasportó il libro sul grande schermo realizzando “La belle personne”).
Nel film di Manoel De Oliveira una giovane donna è sposata ad un uomo che non ama ma decide di non tradirlo in un atto di stoica fedeltá.
Nel 2019 sempre Chiara Mastroianni è la protagonista assoluta di un’opera che mette al centro della narrazione proprio una donna, questa volta di mezza età, che tradisce il marito, non una volta ma svariate volte.
Con “L’hotel degli amori smarriti” Honoré abbandona in parte le tematiche a lui care (l’ AIDS, l’incesto) ma continua ad affrontare il tema dell’amore e dei rapporti di coppia muovendosi godardiano tra il cinema di Ingmar Bergman, quello di Woody Allen e quello di Sacha Guitry, ma dando al suo film una indiscutibile impronta originale e personale.
Utilizza di nuovo Chiara Mastroianni, la sua attrice feticcio e ancora una volta si interroga sul concetto di fedeltá e tradimento.
Come sempre mette in scena un personaggio fortemente individualista che vive il sesso senza barriere morali (scopa con il cugino, con uomini più giovani di lei, di etnie ed estrazioni sociali diverse) ma che proviene comunque da un’educazione e una societá perbenista.
Facendo intuire un retaggio tradizionalista nei suoi personaggi il regista azzera ogni schematismo, descrivendoli attraverso una bidimensionalitá ammirevole.
“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura…”.
Maria, la protagonista del film, nel mezzo del cammin della sua vita si ritroverà in una stanza d’albergo di fronte la sua casa e sospesa tra sogno e realtá fará i conti col suo passato, col suo presente e col suo futuro, trovandosi anche a guardare in faccia il fallimento del suo matrimonio.
Attraverso una stanza d’albergo Honoré realizza un film metafisico e al tempo stesso realista, in grado di fare di uno spazio scenico meravigliosamente creato dagli scenografi la metafora dell’inconscio di Maria.
Un esercizio di scrittura succosamente pregno di rimandi cinematografici piú o meno dichiarati, un inno alla sessualitá femminile vissuta con la sfrontatezza maschile, un gioco delle coppie orchestrato da un Christophe Honoré libero e giocoso.
Meravigliosamente interpretato soprattutto da una Chiara Mastroianni che é in grado di illuminare ogni scena con grazia e forza espressiva.

VOTO: 7

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