“JANE BY CHARLOTTE” DI CHARLOTTE GAINSBOURG
Anno: 2021
Con: Jane Birkin, Charlotte Gainsbourg, Jo Attal
“Una madre e una figlia…che sconcertante, terribile combinazione di sentimento, di confusione, di rovina. Tutto è possibile in nome della tenerezza e dell’amore. Le ferite della madre le soffre la figlia, le delusioni della madre ricadono tutte sulla figlia, l’infelicità della madre si trasmette alla figlia. È come se il cordone ombelicale non si fosse mai spezzato”
(dal film “Sinfonia d’autunno” di Ingmar Bergman).
Alla sua prima prova dietro la macchina da presa, Charlotte Gainsbourg decide di girare un documentario/tributo alla madre: la modella, cantante, attrice e icona Jane Birkin. Se in “Sinfonia d’autunno” Bergman descrive un rapporto conflittuale tra madre e figlia, teso ed intenso sino all’insostenibile, la Gainsbourg invece racconta la liaison con la madre in maniera pudica, delicata e piena d’amore, azzerando ogni sorta di conflittualità. Nella prima sequenza del film, girata con la macchina a mano che fa pensare alla tecnica di ripresa di Lars Von Trier, Charlotte e Jane hanno un dialogo che svela quanto da sempre il loro legame sia poco tattile. La madre ha sempre avuto timore della riservatezza della figlia e quest’ultima è sempre stata intimorita dalla bellezza della genitrice. Il film continua lungo tutta la sua durata a mostrare questa specie di pudore pieno di affetto che le lega.
“Jane by Charlotte” è frammentario nel suo procedere tra salti spaziali e temporali ed è narrativo nella costruzione dell’evoluzione del rapporto tra le protagoniste. Esso risulta inizialmente fondato su brevi dialoghi che poi sfociano in un’ultima sequenza dove Jane ascolta la figlia dedicarle meravigliose parole d’amore.
Nel 1988 la regista Agnés Varda realizzò un documentario biopic su Jane Birkin, ne uscì fuori un’operazione teorica sull’arte, sul fare arte e sulle sue molteplici sfaccettature. “Jane B. Par Agnés V.” è un incessante dialogo tra due artiste che alla fine trasformano il film in un viaggio sugli svariati modi di fare un biopic. “Jane by Charlotte” invece vorrebbe entrare nelle pieghe del privato del personaggio che descrive e Charlotte con infinita dolcezza cerca di mettere il più possibile a suo agio la madre, così da farla aprire a inedite confessioni private (in realtà ce ne sono ben poche), ma vuole anche non farla soffrire troppo facendole rimembrare pagine dolorose della sua esistenza. È interessante mettere a paragone i due lavori documentaristici sulla Birkin e riflettere su come entrambi si facciano la rappresentazione della mutazione del rapporto tra Jane e lo specchio. Se “Jane B. par Agnes V.” era pieno di specchi che riflettevano l’immagine di Jane, dove spesso al loro interno si vedevano anche i membri della troupe e dove Agnès invitava Jane a pensare alla cinepresa come ad uno specchio, in “Jane by Charlotte” torna l’oggetto che come nessun altro rappresenta la vanità umana ma che è anche il detonatore di infinite insicurezze, ed è inevitabile assistere al cambiamento del rapporto che la Birkin ha con esso. Ecco che il film della Gainsbourg si fa riflessione sul tempo che passa e su come le vicissitudini della vita segnino inesorabilmente nell’anima e nel fisico.
Un documentario semplice, timido e pudico, che finisce per assomigliare di più al carattere di chi lo ha realizzato piuttosto che farsi il ritratto compiuto della donna da esaminare, descrivere e
far conoscere.
Lieve, troppo lieve, quasi un atto egoistico da parte della Gainsbourg che non è interessata a dare nessuno spessore di storia del costume alla sua opera, nè a farne una riflessione sull’arte, nè tantomeno farcirla di gossip, ma per fortuna non è nemmeno interessata a mettere in atto un processo di stucchevole santificazione della madre.
VOTO: 6
