I 10 MIGLIORI FILM DEL 2021 PER ZINEMA (FILM USCITI IN SALA O SU PIATTAFORMA)
#10 “La scuola cattolica”, Stefano Mordini.
La mascolinitá tossica è al centro del film di Mordini. “La scuola cattolica” ha in più occasioni lo stile di un thriller dalle inquietanti sfumature sociologiche.
#9 “A classic horror story” Roberto De Feo e Paolo Strippoli.
I registi rimaneggiano la leggenda pagana di Osso, Mastrosso e Carcagnosso spingendo il loro film sui territori del folk horror. Un gioco metacinematografico spregiudicato e godibile.
#8 “Il potere del cane”, Jane Campion.
Un film misterioso, che azzera ogni forma di empatia con i personaggi. La Campion sovverte i tipici dogmi del genere western e agita nel suo film (ambientato nel 1925) tematiche attuali.
#7 “L’uomo che vendette la sua pelle”, Koauther Ben Hania.
Un’opera con piccole scene gustose e persino memorabili, una commedia grottesca che pone domande precisissime: cosa siamo disposti a fare in nome della libertá? E se quest’ultima fosse solo un’utopia? Quanto è inevitabile essere assoggettati da chi è più agiato? Una fiaba capitalista ed anti capitalista.
#6 “Non cadrá piú la neve”, Malgorzata Szumowska, Michal Englert.
Un film di corpi, anime e fantasmi, dove lo spettro piú potente è quello sociale. La Polonia descritta è quella che ha deciso di isolarsi e vivere una sorta di utopico distaccamento dal reale e dal resto del mondo. Visivamente di una bellezza abbacinante.
#5 “Selva Trágica”, Yulene Olaizola.
Eros e Tanathos, la potenza ancestrale della natura e della donna e il mito che compenetra con il realismo, sono gli ingredienti di un lungometraggio sensoriale che si muove sinuoso tra svariati generi cinematografici. Femminista.
#4 “The Disciple”, Chaitanya Tamhani.
Catatonico e dalla struttura ripetitiva, ossessivo come il suo protagonista. “The Disciple” è l’ostica rappresentazione di una serie di dicotomie socio culturali. Un film sulla caduticitá delle ambizioni, sul fallimento e sulla mancanza di talento. A star is not born.
#3 “Madres Paralelas”, Almodóvar.
Con “Madres Paralelas” il regista spagnolo è definitivamente riuscito a trovare il giusto equilibrio tra le sue opere più “fredde” e quelle piú “calde”. Almodóvar continua a rivendicare l’autorialitá del suo cinema nel suo film più politico.
#2 “Annette”, Leos Carax.
Con un musical che è una specie di sfrenato anti “La La Land” Leos Carax si conferma il più grande regista punk francese. Barocco, esagerato, stordente. Un’opera autobiografica sull’arte, sul fare arte, sulla ferocia del mondo dello spettacolo e sulla famiglia.
“Come un Demy ripensato da Franju” (Giulio Sangiorgio).
#1 “Titane”, Julia Ducournau.
L’opera numero 2 della Ducournau ha la forza e la presunzione di partorire un nuovo cinema. Martellante, ipnotico, romantico. Carne, metallo, automobili…per Julia Ducournau tutto deve essere visibile all’occhio, la sua è un’opera che non conosce mezze misure, che non ha paura di niente e di nessuno. Ferocemente romantico.
