ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

I 10 MIGLIORI FILM DEL 2020 PER ZINEMA

#10 “L’HOTEL DEGLI AMORI SMARRITI”, CHRISTOPHE HONORÈ
Chiara Mastroianni è la protagonista assoluta di un film che mette al centro della narrazione una donna di mezza etá che tradisce il marito. Honorè si occupa per l’ennesima volta di descrivere un personaggio fortemente individualista che vive il sesso senza barriere morali. Il film è quasi interamente ambientato dentro una stanza d’albergo, luogo che si fa la metafora dell’inconscio della protagonista.

#9 “DOPPIA PELLE”, QUENTIN DUPIEUX
Dupieux ha girato un film su un uomo ridicolo che si percepisce solo tramite ciò che possiede, in questo caso una giacca piena di frange. “Doppia pelle” è un’opera nichilista e post umana, è la morte dell’uomo, è la rappresentazione del no sense di quell’esistenza umana che ormai si percepisce solo attraverso un mondo pieno di oggetti e feticci da idolatrare.

#8 “STO PENSANDO DI FINIRLA QUI”, CHARLIE KAUFMAN
Come nel precedente “Anomalisa” Kaufman continua a trasporre su pellicola la fallibilitá dei rapporti di coppia e a descrivere l’amore come una forza non salvifica. Un monumentale e mortifero film sui labirinti della mente umana. Un lancinante requiem sia sulla tristezza di quelle esistenze che non hanno saputo affrancarsi dalle proprie origini, sia sull’ineluttabilitá del destino.

#7 “THE LIGHTHOUSE”, ROBERT EGGERS
“The Lighthouse” ingabbia i personaggi in un bianco e nero degno di un film espressionista, sceglie come formato il claustrofobico 4:3 e la pellicola 35 mm. Eggers enfatizza al massimo l’irrealtá delle situazioni ma è interessato anche a scavare nella mente del protagonista e a rivelarci i suoi traumi. Un film ambiguo, che non fornisce risposte razionali allo spettatore.

#6 “LA RAGAZZA D’AUTUNNO”, KANTEMIR BALAGOV
Balagov scarnifica la messa in scena, usa le inquadrature fisse e i primissimi piani asfissianti, azzera il campo totale, utilizza solo musica diegetica, si concentra quasi esclusivamente sulla recitazione delle attrici, e realizza un’opera sul post trauma e sull’impossibilitá di voltare pagina.

#5 “HIGH LIFE”, CLAIRE DENIS
Ipnotico, filosofico ed impegnativo. Fantascienza filosofica per palati fini. Una fiaba glaciale costantemente squarciata da ellissi improvvise, flashback e tagli di montaggio selvaggi. Un film pregno di pessimismo cosmico. Un incubo amniotico.

#4 “LITTLE JOE”, JESSICA HAUSNER
Attraverso una regia misuratissima ma non priva di guizzi estranianti e una colonna sonora disturbante, Jessica Hausner costruisce un film etico che offre allo spettatore svariati ed interessanti spunti di riflessione. Quali sono i limiti della scienza? Cosa accadrebbe se uno scienziato ritenesse la sua scoperta scientifica definitiva e indiscutibile? Ambiguo.

#3 “FAVOLACCE”, FRATELLI D’INNOCENZO
Un puzzle che mette a disagio lo spettatore. Frammentario ma compiuto affresco sulla piccolezza umana. “Favolacce” inquieta, non lascia scampo e ci sbatte in faccia l’ineluttabilitá della morte e la sua paradossale forza salvifica in una societá ormai alla deriva.

#2 “DOGTOOTH”, YORGOS LANTHIMOS
Un film del 2009 uscito nelle sale italiane ben 11 anni dopo, ma giá un vero e proprio cult per molti appassionati di cinema. Vagamente ispirato al mito della caverna di Platone, “Dogtooth” è una cinica, grottesca, ironica e brutale metafora di una societá, quella attuale, formata da uomini e donne che possono essere plasmati come materia ancora informe da chi ha ruoli di potere. Un film fondamentale, imprescindibile e spartiacque, c’è il cinema prima di “Dogtooth” e quello dopo di “Dogtooth”.

#1 “EMA”, PABLO LARRAÍN
“Ema” è un furibondo ritratto di donna su celluloide, è un film sulle infinite potenzialitá femminili. Un’opera corporea fatta di danza e sesso. Il film piú folle e libero di Larraín. Un musical acido originalissimo e dalla deflagrante forza sociologica. Imperdibile.

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