“ENEA” DI PIETRO CASTELLITTO
Anno di produzione: 2022
Con: Pietro Castellitto, Sergio Castellitto, Chiara Noschese, Benedetta Porcaroli
Roma Nord, la borghesia, i libri, la psicoterapia, le bestemmie, le feste, la cocaina, il circolo del tennis, la depressione, l’amore, i baci, la zoofilia, Faulkner e la descrizione del vuoto che nemmeno la cultura e il denaro riescono a riempire, la violenza e lo spaccio che non sono legati esclusivamente alle borgate o alle periferie, la differenza tra potere e potenza, l’amicizia, la fratellanza, l’importanza dei sentimenti e la loro caducità, la meditazione, la resilienza…”Enea” è una scheggia impazzita, è il primo Paul Thomas Anderson che incrocia NWR che incrocia Paolo Sorrentino che viene insudiciato dalle pagine di un romanzo di Bret Easton Ellis. L’utopia del distacco dal proprio nucleo familiare che si fa spinta verso il mondo e l’indipendenza. Tutto e il contrario di tutto. La felicità non sta nell’agiatezza economica, e dove risiede? Proverà a scoprirlo il personaggio principale di questa opera seconda di Castellitto junior, che non riuscendo a trovare una risposta farà esplodere il caos che si fa slancio vitale. Per Platone il Caos è il luogo primigenio della materia informe e rozza a cui attinge il Demiurgo per la formazione del mondo ordinato, il Cosmo. Enea vive e al tempo stesso distrugge i dogmi del suo status sociale, vorrebbe distaccarsene ma non ci riesce del tutto, è un ragazzo egorifetito, un ribelle che non riesce ad esserlo sino in fondo.
Un film di genere senza genere, imprevedibile, dove tutto accade improvvisamente davanti agli occhi dello spettatore. Il romanticismo più estremo viene interrotto dalla violenza e viceversa, la vita è una tragedia ma per il regista questo non significa che non vada vissuta. Nell’oscillare costante tra dolore e noia c’è l’intervallo fugace del piacere e della gioia che Castellitto vorrebbe rendere meno illusorio e fuggitivo.
L’essere e l’apparire vengono magistralmente e sottilmente rappresentati da Pietro Castellitto in una serie di sequenze dove fondamentale è il ruolo del cibo. Se a cena fuori con i genitori Enea mangia cose ricercate e la tavola è apparecchiata con calici di cristallo etc., con la sua fidanzata, dopo una notte di baldoria, va a pranzo in un comune fast food. Il significato è “Noi vorremmo essere questo, ma abbiamo dovuto essere altro”.
Importante la figura femminile interpretata da Benedetta Porcaroli che seppur con un ridotto numero di pose si fa portatrice della coscienza di Enea, è lei la sua parte razionale, è lo specchio attraverso il quale il ragazzo si vede per quello che è, e non per quello che il suo narcisismo gli fa credere di essere.
“Enea” è cinema etico ed estetico, ma non moralista, non vi è un vero affondo crudele nella descrizione della borghesia (in questo Castellitto è coerentissimo se si pensa che il suo nucleo familiare è indubbiamente alto borghese), nel film i genitori sembrano sciocchi, irresponsabili, indifferenti e presi da loro stessi, ma sono anche dolenti, insoddisfatti, rappresentano la borghesia self made che viene dal nulla, a differenza di Enea al quale il padre fa notare di essere nato ricco. Quindi se Pietro Castellitto è giudicante verso qualcuno lo è indubbiamente verso se stesso, in questo film che mischia costantemente finzione ad elementi autobiografici più o meno palesi.
VOTO: 7
