ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“EDDINGTON” DI ARI ASTER

Anno di produzione: 2024
Con: Joaquin Phoenix, Emma Stone, Pedro Pascal

Ted Garcia, il sindaco di Eddington, è prossimo alla fine del suo mandato ma è deciso a ricandidarsi. Joe è lo sceriffo della medesima cittadina ed è sposato con una giovane donna psicologicamente problematica. Anche lui vuole diventare sindaco. Siamo nel 2020, il COVID-19 è in piena evoluzione.
Analizzando la filmografia di Ari Aster ci si imbatte in “Hereditaty”, il ritratto orrorifico della borghesia americana in crisi e dei rapporti problematici tra genitori e figli. In “Midsommar” che affronta l’illogicità e il delirio, un’ opera kubrickiana nel suo essere costellata da dettagli e simbologie nascoste, e in “Beau ha paura”, un trip allucinogeno e paranoico nella mente di un uomo. “Eddington” contiene il caos di “Beau ha paura”, la genitorialità problematica di “Hereditary” e il delirio di “Midsommar”, con l’aggiunta di temi fortemente politici.
Eddington è si una cittadina americana ma è soprattutto un contenitore di paranoie, razzismo, terrorismo, follia, violenza, isteria, complottismo, caos, social media, deviazioni psicologiche. Lo scontro tra il sindaco e lo sceriffo rappresenta la tensione politica degli Stati Uniti, il virus del Covid-19 serve al regista/sceneggiatore per descrivere un’ umanità incapace di affrontare l’irrazionale. Il razzismo e il movimento Black Lives Matter sono la metafora di un popolo attraversato da tensioni socio politiche, la tecnologia e i social vengono visti come strumenti negativi in grado di manipolare la realtà.
“Eddington” è strabordante, possiede una struttura narrativa sorprendente. Inizia come una commedia, si trasforma in una satira dal sapore western per poi diventare un horror sociologico violento e irrefrenabile. Anche il personaggio di Phoenix ha un’evoluzione inedita nell’attuale cinema americano. Inizialmente sembra uno sfigato follemente innamorato di sua moglie, un romantico con ambizioni politiche, man mano che l’idea del “potere” si impossessa di lui, si trasforma in un killer spietato.
Ari Aster è un pessimista. L’ idea che ha della società moderna è sconcertante. La politica è caos, le famiglie sono un coacervo di perversioni sessuali e di sensi di colpa, i rapporti di coppia sono governati dall’incomunicabilità. Tutto è violenza! Le fondamenta della società sono marce e stanno franando sotto i colpi del terrorismo e dei reel su Instagram dove ognuno possiede quella che crede essere la verità assoluta. Non c’è possibilità di dialogo. Il confronto si fa scontro costante.
Joe è un rappresentante della legge ma rifiuta le regole di prevenzione del contagio dal Covid, dovrebbe contrastare i disordini sociali della città, ma finisce per essere uno dei cardini di tali sommosse, la sua famiglia è disfunzionale, la sua escalation nella follia non ha freni. Joe viene contagiato dal virus del potere, e se per Pittaco esso è il mezzo attraverso il quale conoscere veramente una persona, noi apprendiamo la personalità di Joe nel momento in cui quest’ultimo brama il potere ma non riesce ad ottenerlo.
Una tragedia americana estrema e snervante. Un kolossal che frantuma tutta la struttura socio politica americana. Coraggioso e originale come sempre Aster.

VOTO: 8

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