ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“DIE MY LOVE” DI LYNNE RAMSAY

Anno di produzione: 2024
Con: Jennifer Lawrence, Robert Pattinson

Musica diegetica sparata a tutto volume, un cane che abbaia ininterrottamente, il ronzio delle mosche, le grida dei protagonisti, una casa isolata, un bosco che brucia, un vecchio malato, una vecchia sonnambula che stringe tra le mani un fucile, la protagonista che gattona e distrugge vetrate, un motociclista masochista, un incidente stradale, un neonato senza nome, un uomo che si è suicidato sparandosi nel buco del culo. Tanto, troppo, tutto. Un film esondante, esagerato, esasperato ed esasperante, respingente e in grado di destabilizzare, infastidire, innervosire. “Die my love” non consola mai, grida, prende a schiaffi lo spettatore, gli sputa in faccia, puzza. Mette al centro della narrazione Grace, una figura femminile fastidiosa, pazza, violenta. Una donna che porta sul corpo e nella psiche un disagio profondo proveniente dall’infanzia, da una depressione post partum e dall’essere vittima di scelte di vita imposte dal compagno. Il corpo appesantito, il ventre largo, i buchi di cellulite sulle cosce, il culo grasso, la depressione che la porta a compiere atti di autolesionismo, ad essere distruttiva e autodistruttiva. C’ è un senso di pericolo costante nel film, tutto è ferino. La Ramsay guarda all’abnorme “Antichtist” di Trier, ad “Hungry hearts” di Costanzo e al bellissimo “Madre!” di Aronofsky. Come in “…E ora parliamo di Kevin”, la maternità per lei non è mai dolcezza, il corpo della donna è un campo di battaglia, mentre l’uomo è inerte, inutile, basico, non rappresenta nemmeno più la razionalità come nel sopra citato film di Trier. Il puzzle scomposto messo in scena trova a tratti slanci risolutivi che deflagrano subito nel caos, le certezze appena acquisite si frantumano davanti ai nostri occhi. Non c’è speranza. La protagonista è una specie di strega moderna che si trasferisce in una casa nel bosco, è la metafora vivente di come molti maschi vedono la donna: una creatura da associare alla natura, come lei irrazionale e oscura. Per la Ramsay racchiude in sè anche i concetti di Aristotele, che affermava che la femmina è un maschio a cui è stato tagliato il pene, e di Freud che dichiarava che se una donna ha inclinazioni intellettuali qualcosa nella sua sessualità non è in ordine ( Grace è una scrittrice e ha costante fame di sesso). Il messaggio è: sono passati secoli, ma ancora oggi la donna è ancorata a stereotipi socio culturali retrogradi dai quali è difficile staccarsi. L’ambiguità del finale rende il film ancora piu ostico. Grace cammina nuda nel bosco in fiamme (come avevamo già visto nello straordinario incipit). Lei ha dato fuoco al bosco come a distruggere definitivamente l’accostameto negativo tra femmina e natura? Lei rimarrà viva pronta a risorgere scevra dalle costrizioni sociali? O lei stessa morirà arsa viva come le streghe di un tempo e quindi per le donne non c’è alcuna speranza?

VOTO: 8

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