ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“DOPPIA PELLE” DI QUENTIN DUPIEUX

Anno: 2019
Con: Jean Dujardin, Adèle Haenel

Georges va via di casa, la moglie non vuole più vederlo e gli blocca il conto in banca.
L’uomo possiede solo una giacca di pelle di daino e armato di una pala di un ventilatore da soffitto diviene un serial killer.
Il suo obiettivo? Far fuori chiunque indossi una giacca.
Ogni altra giacca sulla faccia della terra deve essere eliminata!
Ad aiutarlo nella sua folle impresa una giovane ragazza che prova una certa attrazione per la violenza.
Siamo ciò che indossiamo, siamo ciò che possediamo, siamo ciò che consumiamo.
Quentin Dupieux al suo ottavo lungometraggio gira un film su un uomo ridicolo che si percepisce solo tramite ciò che di materiale ha, in questo caso una giacca piena di frange; la sua personalitá prende forma attraverso la costruzione della propria immagine esteriore, del resto come diceva Agrado in “Tutto su mia madre” di Almodóvar “una è più autentica quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa”, Georges ha probabilmente sempre desiderato essere un moderno cowboy e più riesce a costruirsi l’immagine che gli appartiene e piú perde una serie di schemi comportamentali.
Non distingue più la differenza tra bene e male, tra giusto e sbagliato, tra buono e cattivo, tra gradevole e sgradevole.
Georges annienta il suo Super-io che per Freud “è una specie di censore che giudica gli atti e i desideri”, il protagonosta di “Doppia pelle” se ne infischia e non limita nè i suoi desideri nè le sue pulsioni più recondite, il suo spietato individualismo lo porterá a compiere atti brutali in nome della propria personalitá che si è materializzata in una giacca.
Quentin Dupieux è un Marco Ferreri moderno, come lui è dotato della capacitá di tratteggiare l’ essere umano senza filtrarlo tramite la dolcezza, Georges non è un personaggio nel quale le persone desiderano rispecchiarsi ma è il riflesso delle brutture della societá dei consumi nella quale viviamo.
Georges e la societá dei consumi non mettono mai in discussione il loro agire, vanno avanti posseduti da una unidimensionalitá psicologica che annienta senza se e senza ma ogni forma di collettivitá sociale.
“Doppia pelle” è la morte dell’uomo, è la rappresentazione del no sense di quell’ esistenza umana che ormai si percepisce solo attraverso un mondo pieno di oggetti e feticci da idolatrare.
Un’opera nichilista e post-umana, una narrazione sincopata che alla maniera del filosofo Herbert Marcuse denuncia una societá consumistica che schiaccia l’uomo in una sola dimensione, quella di consumatore che è libero solo attraverso la scelta e il possesso di prodotti differenti.
Riso amaro.

VOTO: 7

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