ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“DON’T LOOK UP” DI ADAM McKAY

Anno:2021
Con: Leonardo Di Caprio, Jennifer Lawrence, Cate Blanchett, Meryl Streep

Due scienziati, interpretati da Leonardo Di Caprio e Jennifer Lawrence (insopportabili), scoprono che una cometa si  schianterá a breve contro la terra provocando cosí la fine del mondo. Il film esamina le reazioni a tale avvenimento da parte della politica, dei social e dei mass-media. La Casa Bianca è in mano ad una specie di Donald Trump in gonnella (una Meryl Streep come sempre fuori controllo), la donna è preoccupata solo della sua immagine pubblica e di dimostrare al mondo la potenza degli Stati Uniti, i mass-media sono governati da giornalisti superficiali e al limite del demenziale che manipolano la notizia in nome dello share, ed infine i social, composti da persone che vedono complotti ovunque (tema più che mai attuale in tempi di pandemia). “Don’t look up” per certi aspetti potrebbe ricordare “Mars Attack” di Tim Burton dove gli alieni invadevano il pianeta terra creando lo scompiglio tra gli umani, evidenziandone cosí la meschinità e l’opportunismo. Nel film di McKay l’umanitá è in pericolo a causa di una cometa e anche qui come nell’opera di Burton la società non è certo rappresentata in maniera edificante. Lá dove “Mars Attack” è più fumettistico e folle, “Don’t look up” è maggiormente ancorato al reale, entrambi peró mostrano un avvenimento apocalittico indirizzato a punire un mondo allo sbando e in balia della stupiditá. L’attacco alla societá, alla politica e alla cultura americana è frontale, le critiche ai poteri forti sono centrate ma non sorprendono. Il regista attraverso un montaggio frenetico, fatto di tagli improvvisi ed immagini provenienti da Youtube e dai social che si sovrappongono, sembra citare lo storico pensiero del filosofo Guy Debord che nel saggio “La Société du spectacle” scrisse che lo spettacolo non è un sistema di immagini ma un rapporto sociale fra individui mediato dalle immagini, una visione del mondo che si è oggettivata. Per mettere ció su pellicola Adam McKay sceglie di rappresentare un manipolo di personaggi, soprattutto quelli della politica, della tv nazionale e dell’economia non approfondendone le psicologie, trattandoli come fantocci caricaturali che sembrano irreali ma che come inversione del reale sono oggettivamente reali. Se “Don’t look up” come ha scritto qualcuno è un’opera-simbolo dei nostri tempi, il modo in cui decide di esserlo è privo di ambiguità, lo spettatore non è chiamato ad interpretare quello che sta guardando, McKay lo seppellisce sotto un bombardamento di immagini e dialoghi che non lasciano il tempo di ragionare. Gli attori con i loro soliti tic interpretativi, sembrano piú interessanti a mostrare la loro bravura (continuando a credere, come quasi tutti gli attori americani, che più si mascherano, gesticolano ed enfatizzano la mimica facciale e più sono bravi), piuttosto che  donare uno spessore sociologico ai caratteri. “Don’t look up” fa satira a tratti facilona e parecchi snodi di sceneggiatura risultano assai meccanici, così come alcune sottotrame potevano essere sfoltite.

VOTO: 5.5

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