ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“CHIAMAMI COL TUO NOME” DI LUCA GUADAGNINO

Anno:2018
Con: Timothée Chalamet, Armie Hammer, Esther Garrel

“Notte di giugno! Diciassette anni! Ti lasci inebriare.
La linfa è uno champagne che dá alla testa…
Divaghi e senti un bacio sulle labbra
Che palpita come una bestiolina…” (Arthur Rimbaud).

“Io sono l’amore”, “A Bigger Splash” e “Chiamami col tuo nome” sono per stessa ammissione di Luca Guadagnino i tre tasselli di una ipotetica trilogia sui ricchi e il desiderio.
Il primo film era la rappresentazione fassbinderiana e maniacalmente viscontiniana del desiderio sessuale e amoroso che irrompeva nella vita di una donna ingabbiata in rigidi schemi alto borghesi, “A Bigger Splash”, il piú anarchico ed acido dei tre, parlava della repressione del desiderio che portava i personaggi a vivere una danza erotica e mortale, “Chiamami col tuo nome” infine è lo strabiliante ritratto di un diciassettenne che scopre se stesso, le sue pulsioni sessuali, l’amore e l’abbandono.
Guadagnino costruisce il film sulle fondamenta dei contrasti e attraverso essi fa esplodere le naturali difficoltá di un amore omosessuale che sta per sbocciare nell’Italia degli anni ottanta.
I protagonisti si avvicinano e allontanano, desiderano e respingono, si accarezzano furtivamente e si evitano, sino all’esplosione della passione.
“Chiamami col tuo nome” gioca sui contrasti dei due personaggi principali: biondo/bruno, americano/europeo, giovane/adulto, contrasti che deflagrano dando forma ad un amore fisico e vibrante, erotico e umorale.
Meraviglioso è l’uso che Guadagnino fa degli ambienti, soprattutto della natura dove fa sprofondare gli attori che si muovono all’interno di essa vivendola con una carnalitá sorprendente.
A differenza di “Io sono l’amore” il melodramma non è raggelato dall’estetismo esasperato ed il discorso si fa quindi piú sincero, coinvolgente ed appassionato; la macchina da presa non si dá tregua, si muove, penetra e coglie valorizzando cose apparentemente normali e di poco conto ma che in realtá servono a catapultare gli spettatori nei luoghi e nella storia che stanno vedendo (le fronde degli alberi mosse dal vento, la pioggia battente, l’anta di una finestra che sbatte, il sudore sulla schiena, lo sperma sul petto di Oliver) ed il film acquista una grazia che si fa vertigine.
Luca Guadagnino è un regista di film erotici, ma il suo modo di rappresentare l’erotismo è unico nel panorama del nostro cinema, riesce infatti ad essere sensuale e sessuale senza ostentare, provocare o farsi troppo esplicito, il sesso che mette in scena è spesso sotterraneo ma non meno potente e piccoli dettagli, sguardi e inquadrature sui corpi degli attori (anche se completamente vestiti) valgono ed eccitano piú di qualsiasi scena di sesso.
“Chiamami col tuo nome” si rifà a Bertolucci, Techinè, Rohmer e Ozon ma il regista palermitano ha una tale conoscenza del mezzo cinematografico che le sue ossessioni e i suoi tipici tocchi (la passione per la musica, le tavolate di cibo, il mare, la cura nei costumi di scena, l’ossessione per il bello, l’arte) riescono a dare tratti riconoscibili e personali al suo cinema.
Il finale è splendido e Timothée Chalamet merita di entrare nell’olimpo dei grandi attori del cinema mondiale.
Piú che un film un miracolo, una gioia immensa per tutti i sensi, un’opera che come la vita è fatta di gioie, sofferenze, luci, ombre, colori, grigiume; un affresco sublime, universale e semplice come certe poesie.

Voto: 8

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