“CARNE TREMULA” DI ALMODÓVAR
Anno di produzione: 1996
Con: Francesca Neri, Javier Bardem, Ángela Molina, Penélope Cruz
Solo Almodóvar è in grado di agitare all’interno dello stesso film temi come la tossicodipendenza, la violenza domestica, il sesso, la morte, la dittatura franchista, la malattia e il tradimento. Nel farlo risulta credibile, miracolosamente equilibrato, melodrammaticamente asciutto eppure ribollente di passione.
“Carne tremula” è fondamentale nella sua flmografia perché è il film della svolta. Da qui in poi le sue non sono più opere provocatorie, continuano però ad essere potenti nel rappresentare i sentimenti, nell’uso dei cromatismi fiammeggianti e negli intrecci quasi da fotoromanzo. Film stracolmi di avvenimenti, intrighi, destini incrociati, tra Billy Wilder, Cukor, Douglas Sirk e Fassbinder.
Victor vuole ritrovare Elena, la donna con la quale ha avuto la sua prima esperienza sessuale. Quest’ultima nel frattempo si è sposata con un ex poliziotto ormai paraplegico a causa di un colpo di pistola. Un suo ex collega è violento con la moglie che scopa con Victor. Elena e Victor si rincontreranno e sarà di nuovo passione.
In “Carne tremula” non vi è nessun cedimento all’ironia, il sesso c’è ma non è più una forza rivoluzionaria e liberatoria da contrapporre alla repressione della dittatura. È una sessualità appassionata ma drammatica che rappresenta i legami complessi tra i personaggi. L’apparente anarchia tecnica e di scrittura dell’ Almodovar degli anni ottanta cede il posto a una messa in scena controllatissima ed elegante, le sue sceneggiature si fanno sempre più chirurgiche.
“Lui pretende che gli attori si diano completamente. Vuole conoscerli a fondo per usarne le fragilità al momento adatto, fa parte di un piano che Almodovar considera necessario al film. Era una belva, era stato il mio primo dolce confidente ed era diventato aggressivo. Non lo riconoscevo più, mi sentii abbandonata, tradita”
(Francesca Neri su Almodóvar)
Il lavoro con gli attori è maniacale, minuzioso e dettagliatissimo. La Neri non è l’unica ad aver avuto problemi con Almodóvar, anche una delle sue attrici feticcio, Carmen Maura, dopo le forti incomprensioni sul set di “Donne sull’orlo di una crisi di nervi” decise per anni di non lavorare più con il regista, salvo poi rifarlo in “Volver”.
“Girando Volver, dopo che non c’eravamo parlati per vent’anni, appena ci siamo visti è tornata l’intesa di una volta. Professionalmente, perché nella vita privata non siamo più tornati amici”
(Carmen Maura suAlmodóvar)
“Carne tremula” è uno dei pochi film di Almodóvar tratti da un romanzo (“Carne viva” di Ruth Rendall) , è un’ opera sull’ istinto sentimentale che è più forte della ragione. I personaggi non riescono a non cedere alla passione sia essa sessuale che affettiva. I maschi del film sono violenti, insicuri, indeterminati.
Le donne hanno una sessualità consapevole e libera, gli uomini sono impotenti ( il marito della protagonista è ormai paralitico e quindi depotenziato dalla sua carica erotica machista, geniale farlo interpretare al sex simbol Javier Bardem), inesperti e impacciati (Victor ha fatto l’amore una sola volta, ad insegnargli a farlo sarà una donna) , violenti e repressi ( il personaggio del poliziotto è geloso in maniera patologica e per reazione è fisicamente aggressivo con la moglie). Per Almodóvar il femminino è sempre ancestralmente superiore, anche nella sua fragilità.
Come lo definisce Gianni Rondolino, “Carne tremula” è una straordinaria sarabanda di personaggi sullo sfondo di una Madrid colta nei suoi aspetti più coinvolgenti (il film inizia in pieno regime dittatoriale per poi spostarsi dentro la movida madrilena sino ad arrivare alla Spagna degli anni novanta).
Pedro Almodóvar al suo tredicesimo lungometraggio piega al suo stile svariati generi cinematografici: il thriller, il melodramma, i film erotici. Lo fa ingarbugliando la narrazione e dipanandola lungo un lasso di tempo corposo, tramite scene di sesso coreografiche e carnali, infiammando e raggelando continuamente il melodramma, generando suspense attraverso i sentimenti che legano e separano i personaggi. Lo si potrebbe appunto definire un thriller dei sentimenti.
Meravigliosamente geniale e funzionale la citazione di “Estasi di un delitto” di Luis Bunuel, altra opera sull’impotenza sessuale maschile. Tramite questa citazione Almodóvar costruisce una delle sequenze più belle della storia del cinema. Elena è nel suo appartamento, in tv trasmettono il film di Bunuel sopra citato, la raggiungono sia Victor che due poliziotti per una questione di droga. Avverrà una sparatoria e il montaggio, in un gioco simmetrico perfetto, mostra lo sparo di pistola a casa di Elena e subito dopo viene inquadrata la scena del film in tv in cui un personaggio vene colpito da un proiettile.
Tra i vertici Almodovariani insieme a “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”, “Il fiore del mio segreto”, “Tutto su mia madre”, “Volver” e “Dolor y Gloria”, tutti film che segnano passaggi rivoluzionari nel suo cinema. Prima collaborazione tra Almodóvar e Penelope Cruz, ne seguiranno altre cinque.
VOTO: 9
