ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“BENEDETTA” DI PAUL VERHOEVEN

Anno: 2021
Con: Virginie Efira, Charlotte Rampling, Lambert Wilson, Daphne Patakia

Tu sei Benedetta tra le donne.

La figura di Benedetta Carlini, badessa del pacifico Convento della Madre di Dio a Pescia, ha nel corso dei secoli affascinato studiosi e storici, scrittori ed ora anche un regista come Paul Verhoeven. Nata in una famiglia di buoni agi, Benedetta Carlini prese il velo giovanissima e a trent’anni si ritrovò a capo dell’intero convento. Sola nella sua piccola cella divenne improvvisamente preda di violente apparizioni. Di assalti inspiegabili. Strani uomini, diceva la badessa atterrita, la volevano uccidere. Spaventatissime le suore, che temevano manifestazioni demoniache, decisero di andarle subito in soccorso, affidandola alle cure amorevoli di sorella Bartolomea. Da quel momento le apparizioni più cruente si dissolsero per lasciare il posto però a nuove visioni; immagini squisitamente mistiche che spalancarono alla badessa le porte calde e miracolose dell’estasi religiosa.
A quel punto intervennero le gerarchie della Chiesa che in piena Controriforma vigilava cupa e accigliata su ogni moto indipendente dello spirito. Su ogni “innaturale” sobbalzo della mente. La verità trapelò presto. Le visioni – si scoprì durante l’interrogatorio da parte dei gendarmi pontifici – si materializzavano mentre badessa e suora si stringevano nell’amplesso. Benedetta Carlini venne allora immediatamente rimossa dal priorato, isolata e messa sotto accurata vigilanza per i restanti 35 anni della sua vita. La suora morì infatti nel 1661 a 70 anni.

Paul Verhoeven rimaneggia la vera storia della Carlini e la infarcisce di tematiche a lui care: la donna che prende in mano il suo destino e per farlo compie il male, la figura femminile vittima del patriarcato feroce, la rarità della solidarietà, la dicotomia che da sempre permea le sue donne: angeli e puttane, sante e diavolesse…e costruisce un affresco in costume che è un attacco frontale alla chiesa, al capitalismo che la pervade e alla misoginia che serpeggia al suo interno.
Esteticamente vicino ai suoi primi film olandesi e alle produzioni italiane anni ’70 di genere conventuale, “Benedetta” fa dell’erotismo un elemento decisivo che scardina le convenzioni del microcosmo di un monastero che è il risultato di svariati dogmi ecclesiastici e sociali. La violenza spesso prende il sopravvento soprattutto nelle scene di tortura dove il regista rimarca l’aspetto sadico del cristianesimo. Il film lancia un chiarissimo messaggio anticlericale che si fa anche orgogliosamente blasfemo e volutamente trash.
Le donne di “Benedetta” e la protagonista in primis, non riescono ad essere ingabbiate nei ruoli che la società dell’epoca ha appioppato loro, vogliono essere angeli e meretrici ed acquisire potere decisionale, in un’epoca in cui si pensava fossero persino sprovviste dell’anima.
Che il regista di “Il quarto uomo”, “Atto di forza” o “Elle” subisca da sempre la fascinazione per la religione, lo dimostra anche l’unico libro da lui scritto: “L’uomo Gesù”. Anni fa avrebbe voluto girare un lungometraggio sulla vita del Messia ma per ora ha realizzato una commedia acida che distrugge le dinamiche ecclesiastiche.
“Benedetta” possiede sia una dimensione politica in grado di rileggere stralci della storia del diciassettesimo secolo, per portare in superficie le aberrazioni del potere, che una dimensione culturale e psicologica, dove il rifiuto della negazione del sesso e l’esplosione degli istinti basici degli esseri umani creano una deflagrazione, un delirio paragonabile a quello delle Baccanti di Euripide.

VOTO: 8.5

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