ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“AVERE VENT’ANNI” DI FERNANDO DI LEO

Anno di produzione: 1977
Con: Lilli Carati, Gloria Guida, Leopoldo Mastelloni, Ray Lovelock, Vittorio Caprioli

“Noi siamo giovani, belle e incazzate”
(dal film)

Lia e Tina sono due ventenni sexy, provocanti, energiche e desiderose di nuove esperienze. Dal litorale romano si spostano in autostop sino ad una comune hippy. Ben presto la loro vitalità si scontrerà con il maschilismo più becero e con l’ipocrisia socio politica degli anni settanta.
La caducità del loro desiderio di libertà sarà stoica e violenta.
Fernando Di Leo, tra i maggiori registi di serie B del nostro cinema (un vero e proprio vate per Tarantino), decide di realizzare un film che non si accontenta di stazionare in un unico genere (inizia come la più banale delle commedie sexy per poi trasformarsi in un’opera drammatica pur continuando ad avere sprazzi demenziali).
I dialoghi provocatori delle protagoniste si alternano a sequenze di ballo e divertimento, gli uomini sono figure passive che subiscono la prorompente carica erotica delle ragazze, sino a quando non decideranno di muoversi in branco per distruggerle tramite lo stupro.
Di Leo è interessato a fare a pezzi tutte quelle tematiche sociali che si agitavano negli anni 70: il femminismo, le comuni hippy, la libertà d’espressione, la parità dei sessi. Essere femministe era impossibile, gli uomini avevano sempre la meglio, la loro violenza annientava le donne, il fenomeno hippy e l’uso delle droghe a scopo creativo vengono derisi tramite la descrizione di chi popola le comuni. Persone totalmente distaccate dal reale, pronte solo a parlare tramite slogan ideologici, il sesso libero che ancora oggi si pensa avvenisse all’interno di esse in realtà non è pervenuto e quando avviene è frettoloso e svogliato. La noia regna. Lia e Tina sono le vere rivoluzionarie dentro una società che lo è solo fintamente, in realtà è ancora ferocemente reazionaria, ma il pessimismo di Di Leo dilaga ed essere donne e rivoluzionarie non è possibile.
Gli umori degli anni 70 (soprattutto l’avvenimento della strage del Circeo di qualche anno prima) aleggiano ed influenzano tutto “Avere vent’anni”.

“Come è triste aver vent’anni,
tra il proibito e l’illusione,
scoprire che la vita il tempo peggiorerà.
L’entusiasmo dei vent’anni
stai attento a come vivi,
ormai non c’è altro da credere
che non bruci in un momento.
Non c’è più un solo rigo nel copione della vita,
ma pagine bianche che il caso imbratterà.
Come è triste aver vent’anni…”
(dal film)

Deluse dalla vita nella comune le protagoniste si ritroveranno ad avere rapporti sessuali lesbo tra loro, atto fondamentale a ribadire quanto la donna potrebbe essere autosufficiente.
Lia e Tina sono gli elementi catalizzanti delle storture sociali dell’epoca: gli uomini sono con loro sessualmente egoisti, le donne le giudicano per il modo provocante in cui si vestono, gli ideali marxisti della sinistra sono solo slogan o aforismi messi in bocca a borghesucci. Il famigerato 68 è stato totalmente inutile, Di Leo descrive un mondo brutto e senza speranze, in questo è molto vicino al pensiero di Pier Paolo Pasolini. La rivoluzione non può essere onesta, quella del 68 secondo Pasolini fu consumista e capitalista e dopo un decennio l’Italia viveva ancora il fallimento ideologico di tale rivoluzione, “Avere vent’anni” tra le altre cose parla anche di questo.
Le protagoniste sono figure che distruggono un’idea moralista e precostituita. Sempre per citare Pasolini : “Scandalizzare è un diritto, essere scandalizzati è un piacere e chi rifiuta di essere scandalizzato è un moralista”. Il moralismo era ed è dilagante, esso continua ad essere tra i cardini principali della società.
Sconclusionato, anarchico, brutale, imperfetto, una specie di Russ Meyer ancora più politico e grezzo, il film ebbe svariati problemi con la censura, soprattutto per il finale, in cui le due ragazze vengono stuprate e picchiate a morte e Lilli Carati finisce impalata con un ramo nella vulva. La versione originale venne subito tolta dalle sale cinematografiche venendo rimontata. Il lieto fine posticcio snaturò completamente l’opera.

“Gloria Guida e Lilli Carati erano molto amate da un certo pubblico, e il fatto che io le abbia fatte ammazzare, stuprare in quella maniera feroce, non so… probabilmente quando il “romoletto” è andato al bar e la “romoletta” gli ha chiesto: “Com’è Avere vent’anni?”, lui le ha risposto: “Nun c’annà”. Aver fatto morire quelle due, a livello inconscio avrà influito a che un film destinato ai giovani, i giovani non siano andati a vederlo. Non è stato un insuccesso, perché i soldi li ha riportati a casa, ma non è stato quel successo che credevo, ho fatto male i conti…”
(Fernando Di Leo)

Le attrici sono perfette nell’incarnare due ragazze sfrontate, erotiche e divertenti. La Carati in un’intervista dichiaró che sul set non nacque nessuna amicizia con la Guida e che si limitarono ad un rapporto professionale. La stessa Carati in quegli anni iniziò a farsi di eroina, ad interpretare film hard per procurarsi i soldi per la droga, e a tentare il suicidio più volte. Una vita turbolenta che si è conclusa con la morte a causa di un tumore.

Tina: Mi dà un pacchetto di Marlboro?
Tabaccaio: Sì.
Tina: Le faccio un pompino.
Tabaccaio: …ha detto Marlboro?
Tina: Ho detto pompino.
Tabaccaio: Ah, no, no, grazie, non occorre, guardi.
Tina: Posso insistere?
Tabaccaio: La ringrazio lo stesso.
(dialogo dal film)

VOTO: 8

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