ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“ATLANTIDE” DI YURI ANCARANI

Anno: 2021
Con: Daniele Barison, Maila Dabalá

Nel 1984 Mary Lambert girò il videoclip di Madonna “Like a virgin”. Nel video l’artista cantava e ballava su di una gondola lungo i canali di Venezia. Il 15 dicembre 2021 Yuri Ancarani ha pubblicato sul suo profilo Instagram una serie di scatti di quel video e nella didascalia ha scritto: “Se devo pensare ad una musa ispiratrice, ad un riferimento per Atlantide, posso solo fare un nome: Madonna con il suo video Like a virgin”. Con un semplice post il regista ha messo a tacere tutti quei critici che amano giocare a trovare nei film rimandi a pellicole del passato. In realtà volendo aderire al gioco del ‘trova la fonte d’ispirazione”, si può affermare che pur nella sua originalità “Atlantide”, con la fotografia psichedelica, il montaggio “musicale” e il lungo piano sequenza finale con la MdP capovolta, ricorda il cinema del grande Gaspar Noè.
Su un’isola della laguna veneta i giovani del posto passano le giornate correndo con i barchini truccati e ascoltando musica techno e trap. Daniele si sente emarginato dai suoi coetanei perché il barchino che possiede non è veloce quanto quello degli altri. La competizione lo trascinerà in una spirale di violenza e degrado.
“Atlantide” è un film apparentemente senza sceneggiatura, dove alla maniera di “Anna” di Alberto Grifi e Massimo Schiarelli, la realtá prende il sopravvento su tutto. Vi è persino una scena in cui la ragazza del protagonista racconta ad una sua amica le difficoltà nello girare il film a causa del carattere di Daniele.

“Tutti i miei film sono dei film horror alla fine, perché mi occupo di cinema del reale, di realtá, di veritá, proprio perchè oggi la verità fa molta più paura della fantascienza. La fantascienza fa sorridere, anche i film horror fanno sorridere…c’è tanta violenza in questa inquietudine di Daniele in cui lui si sente uno sfigato per colpa del gruppo”
(Yuri Ancarani)

“Atlantide” è un’esperienza visiva abnorme che agita al suo interno il cinema documentaristico, quello narrativo e la videoarte. Il trip di Ancarani rimaneggia anche il famigerato mito di Atlantide. Platone narrò di un continente situato nell’Oceano Atlantico molto simile a Venezia. Grazie all’abbondanza dei frutti che la terra offriva, l’isola prosperó nel commercio. Gli abitanti del posto erano quindi ricchi e vivevano in armonia. A causa di svariate calamitá naturali peró, nel tempo di un giorno e di una notte, tutta la popolazione del posto, sprofondò dentro la terra e l’isola di Atlantide venne assorbita dal mare. L’Atlantide del regista è Venezia, i suoi giovani abitanti non vivono nella prosperità ma dentro il vuoto sociale e culturale. L’apocalittico piano sequenza realizzato con la camera ribaltata e contrappuntato da una meravigliosa musica sinfonica sembra ricreare l’apocalisse dell’ Atlantide mitologica. Questa volta la fine non è dovuta solo alle calamitá naturali ma anche al nichilismo che ha infettato i giovani personaggi del film.

“Che cosa significa nichilismo? Significa che i valori supremi si svalutano. Manca lo scopo. Manca la risposta al: perchè?”
(Friederich Nietzsche)

Daniele e la sua ragazza, così come gli altri ragazzi del luogo che sfrecciano sui loro barchini, sono zombie in preda all’assenza di leggi, di cultura e di scopi vitali. Anime dannate che vagano tra i canali di una Venezia spettrale e mai cartolinesca che sembra un girone infernale dantesco. “Atlantide” è crudele e necessariamente giudicante. Un’opera che come i film di Abdellatif Kechiche è puro sguardo, ma se lo sguardo di Kechiche sulla gioventù è poetico, estasiato e appassionato, quello di Ancarani è brutale. Se ad esempio “Mektoub, my love: canto uno” di Abdellatif è un film sull’esserci, in un determinato posto e in un determinato momento. Essere giovani d’estate al mare, con gli amici di sempre a rincorrersi in spiaggia, sondando la possibilitá di un nuovo amore. Giochi, risate, chiacchiere al bar, balli in discoteca, baci rubati. Un film struggente sul desiderio, sulla nostalgia del desiderio, sul nostalgico desiderio di essere, di esserci. Un film sulla vita. Un film nella vita. Un film vita come scrive Elodie Bertozzi su Gli Spietati, “Atlantide” è invece videoarte con dei personaggi che non si rincorrono giocosi in spiaggia, ma fanno gare di velocità con i barchini, che non sono interessati all’amore ma solo al loro mezzo di trasporto. I giochi, le risate e le chiacchiere al bar sono sostituiti dalla techno e dalla trap, i dialoghi sono praticamente azzerati.
Un film sul non desiderio, sulla non nostalgia del desiderio, sul desiderare di essere e di esserci, ma nella maniera sbagliata. Un film sulla morte culturale. Un film sulla non vita.

Enter the void

VOTO: 10

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