ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“ANORA” DI SEAN BAKER

Anno di produzione: 2023
Con: Mikey Madison, Jurij Borisov, Mark Eidelstein

Anora, che si fa chiamare Ani, quasi a voler ripudiare le origini uzbeche e a volersi creare un alter ego, fa la stripper in un club di New York. Sembra felice, in realtà è completamente incapace di percepirsi e di vivere i rapporti con l’altro sesso a meno che non siano finalizzati al guadagno economico. Una notte sul posto di lavoro conosce Ivan, un miliardario russo. Per lui Anora è l’ennesimo sfizio da comprare, per lei
Ivan è la possibilità di fare una vita agiata. Lui ha il quoziente intellettivo annientato dal denaro, lei è scaltra ma comunque problematica. Baker non risparmia nessuno!
Per la ragazza il suo corpo è un posto di lavoro. Il regista inizialmente ci fa credere che sia felice di quello che fa, ma lentamente, soprattutto quando la mette in relazione con gli altri, ci fa comprendere che Ani non vende sesso, ma la sua degradazione. I clienti e il rampollo russo in primis, non stanno comprando la sua sessualità ma il potere. Anora cerca un riscatto sociale, nel farlo è anch’essa un ingranaggio della società capitalista, è il parto iper sessualizzato del sogno americano. Chi finge di amarla, sino a sposarla, è invece il frutto delle storture di un sistema sociale che mette il corpo alla stregua della merce.
“Anora” come un film di Fassbinder? Anche in molto cinema del regista tedesco i rapporti di coppia sono governati dai soldi, ma Baker decide di affrontare tale tematica usando la commedia indie più spudorata e fracassona. Dialoghi forsennati, ritmo indiavolato, linguaggio dirty come nel miglior Tarantino, musica diegetica onnipresente, regia ipercinetica come i personaggi. Sono proprio queste esagerazioni a rendere il film ridondante. La reiterazione delle medesime dinamiche (urla, percorsi in macchina per le strade di New York, locali con musica a tutto volume…), presente nel corpo centrale del lungometraggio, invece di rafforzare il tema principale sembra utile al regista per citare opere come “Fuori orario” di Scorsese e “Tutto in una notte” di Landis. Dopo un’incessante mezz’ora di musica, dialoghi insostenibili e situazioni tragicomiche che funzionano poco (anche qui Baker dovrebbe imparare l’arte della sintesi), si arriva al finale. La protagonista ha fallito, i suoi desideri di riscatto sono deceduti. Chi detiene più potere economico l’ha schiacciata e relegata in un angolo. Anora torna alla sua vita, ad accompagnarla a casa c’è l’unica figura maschile che sia stata realmente accudente con lei (i russi sono descritti in maniera troppo negativa e quindi Baker diventa politically correct mostrandoci un russo per bene). Il “bodyguard” del marito, ormai ex, la tratta con gentilezza facendole capire che lei non è solo un corpo/oggetto e Anora scoppia in un pianto ininterrotto. La svolta sentimentale si è compiuta. La critica spietata del film che non risparmia gli uomini manipolatori, le donne sfruttate e sfruttatrici, la famiglia che genera mostri e il denaro che governa il mondo perde così di potenza.

VOTO: 6.5

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