ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“HOUSE OF GUCCI” DI RIDLEY SCOTT

Anno:2021
Con: Lady Gaga, Adam Driver, Jared Leto, Jeremy Irons, Al Pacino, Salma Hayek

Il kitsch che non diventa chic

“House of Gucci” non è un film sulla love story tra Patrizia Reggiani e Maurizio Gucci, non è un racconto su ciò che spinge la donna a far assassinare il marito, o meglio, non è solo questo. L’ultima fatica di Ridley Scott è soprattutto il ritratto della famiglia Gucci dagli anni ’80 al 1995 e della guerra intestina tra i componenti della dinastia. Modellato sulla tragedia greca e shakespeariana (le lotte per il potere e gli intrighi familiari rimandano a Macbeth), “House of Gucci” è a livello drammaturgico più sanguigno, barocco e arzigogolato che lirico. L’ossessiva volontá del regista di alimentare il pathos dei  personaggi in maniera parossistica fa scadere il film in territori degni di una soap opera anni ’80. Ridley Scott da sempre affascinato dall’Italia, “Hannibal” era in parte girato a Firenze e “Tutti i soldi del mondo” a Roma, questa volta affronta una vicenda prettamente italiana e lo fa con il classico occhio stereotipato dello straniero. Non si capisce perchè gli interpreti recitino con un accento italo americano, che in realtá sembra russo americano, e in alcuni momenti buttino lí improvvise frasi in lingua italiana. Tutta la reale vicenda avvenne per lo più a Milano ma Scott ha girato principalmente a Roma spacciandola per il capoluogo lombardo, e se è vero che il cinema è l’arte del tutto è possibile e dell’astrazione, perchè allora non ambientare la vicenda proprio nella cittá eterna? “House of Gucci” è trash, non è comico ma ridicolo, è sciatto e pieno di battute a dir poco vergognose: “Posso finalmente volare come un piccione” o “Gli elefanti cagano nella giungla” o ancora “Non confondere mai la merda con la cioccolata”, messe in bocca ad un pessimo Jared Leto, la cui interpretazione andrebbe mostrata nelle scuole di recitazione di tutto il mondo per far capire ai futuri attori come non bisogna assolutamente recitare. Se Ridley Scott è sempre stato un regista in grado di far convivere all’interno della sua filmografia opere cult ad altre volgari, con “House of Gucci” il suo cinema è deragliato su territori che vanno oltre la spazzatura. Tra personaggi che sono macchiette, stereotipi ridicoli, una soundtrack banale ed invadente (il montaggio del sonoro è pessimo), “House of Gucci” non possiede neanche la gestione degli spazi, dei tempi, nè tantomeno il ritmo (estenuante) tipici del regista inglese. Lady Gaga s’impegna, Al Pacino sembra prendere per il culo se stesso nei suoi ruoli iconici, Jeremy Irons giggioneggia, Adam Driver è fastidioso e Salma Hayek ha fatto un ottimo lavoro sulla sua voce ma è terribile dal punto di vista dell’immagine, il modo in cui è inquadrata, vestita,  pettinata e truccata è atroce. Un film di grana grossa, totalmente privo di qualsiasi sottigliezza, sia essa psicologica o etica, tanto che la frase dell’accademico tedesco Ulay: “L’estetica senza l’etica è cosmetica” gli calza a pennello. Se l’intento di Ridley Scott era mostrare la volgaritá e la stupiditá dei ricchi, bisogna ammettere che è riuscito in ciò che si era prefissato, peccato lo abbia fatto perpetuando in maniera snervante situazioni ridicole che diventano sfiancanti. “House of Gucci” è pieno di umani/inumani che bramano il potere ed il denaro mostrando peró tutta la loro caduticitá, ed è questa l’unica cosa interessante del film, insieme alla descrizione, purtroppo poco incisiva, di come una coppia di innamorati possa contaminarsi positivamente ma anche annullarsi ed annientarsi a vicenda. Ridley Scott tu vuó fa l’italiano ma sei solo un regista inglese fagocitato da Hollywood. Sembra uno spettacolo del Bagaglino ma in realtá è una produzione milionaria americana.

“Nel nome del Padre, del Figlio e della Famiglia Gucci”
(dal film)

Voto: 3

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