ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“MIDSOMMAR-IL VILLAGGIO DEI DANNATI-” DI ARI ASTER

Anno: 2019
Con: Florence Pugh, Jack Reynor, William Jackson Harper

Dopo il Natale, la festa di Mezza Estate (Midsommar) è la ricorrenza più importante del calendario svedese. Per alcuni è addirittura più importante del Natale. I segreti del successo del pranzo infinito della festa di Mezza Estate sono le corone di fiori tra i capelli, i balli intorno a un palo decorato, i canti a squarciagola bevendo lo snaps (tipica grappa aromatica svedese) e ingurgitando una quantità enorme di aringhe marinate servite con patate novelle, erba cipollina e panna acida.

INCUBO DI MEZZA ESTATE.

Trascendere il genere, in questo caso l’horror, per realizzare un saggio eterogeneo, ambizioso, allegorico ed enigmatico sulla morte e su come essa venga vissuta come un tabù nella società capitalista contemporanea.
Ari Aster dilata sino allo sfinimento i tempi, introduce lo splatter a metà film, azzera lo jumpscare, la tensione ed il malessere serpeggiano tra i fotogrammi prima sottilmente, poi in modo insostenibile.
Un film che vive di contrasti: il buio e la pioggia nella breve parte ambientata in America, il sole accecante e la natura prepotente in quella svedese; la morte, per la precisione il suicidio vissuto come tragedia ineluttabile nel mondo industrializzato e cattolico e come una scelta consapevole in quello pagano, il maschio e la femmina, la società individualista americana e quella più vicina al senso di “comune” tipica di molti piccoli luoghi del nord Europa.
“Midsommar” non affronta solo il tema dell’ ambiguità del male ma anche quella del bene e sotto l’horror nasconde l’analisi spietata e quasi Bergmaniana (tra l’altro siamo in Svezia ed un personaggio si chiama Ingmar) di una crisi di coppia dove la componente maschile è quella più vigliacca, superficiale ed egoista mentre quella femminile è la più empatica, bisognosa di attenzioni, insicura ma pronta a mettere in atto una ribellione verso l’uomo che verrà sottomesso ai bisogni femminili e annientato.
Aster alla sua seconda opera se ne infischia completamente dei dogmi del genere orrorifico che avevano appesantito e banalizzato “Hereditary”e se ne frega anche di attuare ruffianate acchiappa pubblico, “Midsommar” è un film sulla mostruosità fisica e psicologica, sulle deviazioni scaturite da una qualsiasi forma di credo sia esso nei confronti di un Dio o verso antichi riti pagani.
Il lisergico, ancestrale, antropologico e dilatatissimo midsommar messo in atto da Ari Aster è un inferno lucente dove i personaggi consumeranno la loro dannazione immergendosi in un universo per loro irrazionale, un palcoscenico che mette in scena l’essere umano portandolo a mettere in discussione tutte le sue sicurezze medio borghesi.
I tabù della società occidentale vengono fatti a brandelli in un film pieno di sfumature, difficilissimo da codificare, misterioso e pregno di simbolismi da decifrare.

VOTO: 8.5

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