“THE HOUSE” DI EMMA DE SWAEF, MARC JAMES ROELS, NIKI LINDROTH VON BAHR, PALOMA BAEZA
Anno: 2022
3 episodi, 3 storie, 1 casa.
Episodio 1: “E dentro di me, si tessero menzogne”.
Nell’800 una famiglia composta da padre, madre e due figlie piccole vive in povertà. Un giorno un misterioso uomo proporrà loro di trasferirsi in una lussuosa villa. Entrati nella nuova abitazione strani fenomeni cominceranno a palesarsi davanti ai loro occhi.
Episodio 2: ” È smarrita la veritá che non si puó vincere”.
Ai giorni d’oggi la stessa dimora viene ristrutturata da un topo che ha intenzione di rivenderla. Non tutto andrà per il verso giusto, la casa è invasa da insetti e da altri topi.
Episodio 3: “Ascolta bene e cerca la luce del sole”.
Nel futuro, il pianeta terra è vittima di una terrificante inondazione. Sempre la medesima casa è sopravvissuta all’acqua. La proprietaria è una gatta che vive con degli strambi inquilini. La gatta vorrebbe ristrutturare l’abitazione ma si imbatte in una serie di insormontabili problemi, sia dal punto di vista economico che pratico.
Per il filosofo francese Gaston Bachelard la casa è uno spazio che racchiude e comprime il tempo attraverso la memoria e l’immaginazione. È uno spazio ancestrale che diventa eco e contenitore dei valori di intimitá custoditi nel nostro mondo interiore. Per Jung è il simbolo dell’Io strutturato attraverso molti livelli di coscienza. Una rappresentazione della psiche. I quattro registi sovvertono il concetto psicologico della casa vista come guscio che protegge e conforta chi ci abita, per loro è un covo di ossessioni.
Il primo episodio è un meraviglioso horror anti capitalista che raffigura come il capitalismo agisce sulle persone sino ad influenzarne inesorabilmente le vite (i genitori lasciano la loro modesta abitazione per andare a vivere nel lusso di una villa) ma i beni materiali che improvvisamente posseggono li trasformeranno in un ingranaggio del capitalismo stesso (alla fine la madre e il padre divengono una tenda ed una poltrona).
Nel secondo frammento l’ossessione per la casa spingerà il protagonista a vivere una lunga ed agghiacciante allucinazione. Il luogo in cui vive deve essere una fonte di guadagno, invece diverrà la materializzazione delle sue ossessioni. Il fallimento del suo progetto lo spingerá verso la follia. Siamo quello che possediamo, ma se non possediamo niente siamo niente. Il terzo episodio narra di una gatta fissata con la sua casa, essa rappresenta la sua unica ragione di vita, almeno sino a quando non deciderà di essere più forte dell’ossessione che la perseguita.
“The House” si muove tra Kafka, “Shining” di Kubrick, “Madre!” di Darren Aronofsky, il cinema di Polanski e quello di Jan Svankmajer. I toni grotteschi si amalgamano perfettamente con quelli orrorifici.
Tra le pieghe di un trittico di racconti realizzati in stop motion si cela una profonda riflessione sulle ambizioni e la loro caduticitá e su come l’essere umano,quando viene posseduto dal demone del capitalismo, regredisce sino a diventare un animale. Il discorso del capitalista di Jacques Lacan entra nel cervello dell’uomo e lo fa stoicamente regredire allo stato bestiale.
Allegorico, disorientante ed inquietante.
Home sweet home.
VOTO: 8.5
